Antonio Dal Prà geologo giugno 2022 in tempi di semipandemia
Ragazzi, vi racconto un’altra storia, la storia degli Indiani d’America, i terribili Pellerossa. Non è purtroppo una storia allegra, anzi. Vi accorgerete che non c’è proprio niente da sorridere , solo da piangere e da vergognarsi. Portate pazienza, ma leggete se potete.
Erano gli ultimi anni di guerra. Al paese c’erano i tedeschi , con una grande officina dove riparavano i famosi cannoni da 88 nascosti sotto il lungo e folto filare di ippocastani al Bosco. E c’erano le Brigate Nere, con il teschio sul berretto , i mitra dalle canne sforacchiate e il pugnale alla cintura. In montagna si nascondevano i partigiani, che ogni tanto scendevano in pianura a fare attentati e i tedeschi e fascisti salivano a rastrellare, torturando e fucilando. Molto spesso suonava l’allarme, si scappava nei rifugi e gli aerei talvolta lanciavano spezzoni incendiari sulla stazione ferroviaria. Di notte Pippo, l’aereo inglese solitario, ronzava e mollava una bomba dove vedeva una luce accesa.
Io frequentavo una scuola privata, a ridosso del castello e della chiesa parrocchiale, tenuta da una vecchia maestra, piccola , rotonda e baffuta : la famosa maestra “conejo” , dal vezzo continuo che aveva di arricciare il naso come i conigli. Molti bambini, guardandola tutto il giorno, avevano contratto lo stesso vizio. Era aiutata dalle sue due figliole, pure maestre, bruttine e zitelle. La più giovane pare amoreggiasse con un ufficiale tedesco, che ogni tanto compariva nella casa delle maestre, all’interno del grande giardino del castello medievale, nell’abitazione del custode. In quella scuola ho frequentato l’asilo e la “primetta”, imparando a sillabare, a tracciare le aste, a leggere.
Poi sono passato al Patronato dei Padri Giuseppini, per le elementari, con il grembiule nero. Quando si entrava dal portone, bisognava salutare dicendo “ sia lodato Gesù Cristo” e alzando il braccio destro, disteso, per il doveroso saluto al Duce. Durante l’inverno si doveva portare da casa alcuni pezzi di legna da ardere per la stufa della scuola , posta in mezzo all’aula per riscaldare. Si gelava. I banchi, di legno, avevano la tazza dell’inchiostro, che il padre giuseppino maestro rimboccava tutte le mattine con un bottiglione nero. Noi avevamo la penna con i pennini di metallo, che ogni tanto si schincavano, e le pezzuole per asciugarli. Poi venne la liberazione. I partigiani scesero in pianura , i tedeschi fuggirono, e arrivarono gli Americani. Ricordo i Carri Armati Sherman che sferragliavano lungo la strada principale del paese, con i carristi che gettavano tavolette di “ciungla “ ( chewing gum), la gomma da masticare, allora per noi sconosciuta .
Fu in quella scuola, al Patronato del paese, con l’arrivo degli Americani, che conobbi gli Indiani d’America, i famigerati e crudeli Pellerossa. Gli Americani ci inondarono di penicillina, di Am-lire, di gomma da masticare, di cioccolata e Coca Cola. E di una moltitudine di vecchi film di cow boy e indiani, di banditi e 7° Cavalleria.
Li conobbi al Cinema gli Indiani , alla Domenica. Infatti, la domenica, dopo una odiata e noiosissima ora di religione, i buoni Padri Giuseppini ci spalancavano le porte di una vecchia e malandata sala cinematografica, e ci proiettavano praticamente sempre un film di cow boy, del far West, di pellerossa, vecchissimo, talvolta ripetuto , ma amatissimo. Lo si aspettava tutta la settimana.
Ecco gli Indiani, ferocissimi, crudeli, cattivi, assalivano le povere diligenze, incendiavano le fattorie, attaccavano le carovane dei buoni cow boy, rincorrevano il treno che sbuffava fumo a tutto spiano, si scatenavano in danze rumorose. E poi uccidevano , scalpavano, rapivano donne e bambini. Nei villaggi indiani , prima dei soliti crudeli attacchi, sullo sfondo dei roccioni della immancabile Monument Valley, ballavano la danza di guerra, starnazzando le loro nenie, adornati di ampi piumaggi, armati di lance , arco e frecce, pugnale e ascia, e qualche fucile. E attaccavano anche i fortini dei cavalleggeri dell’esercito americano, con frecce infuocate. Incendiavano le palizzate, cavalcavano forsennatamente attorno, gridando forsennati. E i soldati dal largo cappello e il fazzolettone al collo, sparavano con i winchester che non finivano mai le pallottole : ogni colpo un morto. Formidabili i nostri eroi. Poi gli indiani si stancavano della scorribanda, forse ubriachi a furia di correre attorno al forte, e si allontanavano urlando e naturalmente lasciando molti morti al suolo.
Ma chissà perché, nei nostri film al patronato i feroci e crudeli indiani non vincevano mai. Proprio mai. Anche nei momenti peggiori, a partita quasi vinta, al momento opportuno arrivava al galoppo il Settimo Cavalleggeri, preceduto da lunghi squilli di tromba, che ricacciava gli indiani, salvando la diligenza, o la carovana, o la fattoria già in fiamme. Talora i Bianchi a cavallo irrompevano nei villaggi indiani, liberando le donne e i bambini bianchi, che erano stati rapiti. Il tutto condito dalle nostra urla di approvazione e di incoraggiamento.
Al suono del trombettiere del 7° Cavalleria, noi bambini in sala balzavamo in piedi urlando, battendo i piedi, gridando “ arrivano i nostriiii”….Un gran casino !
Verso la fine del film , il capitano del 7° o il capo dei buoni e valorosi cow boy ( sempre un ben noto attore) ritornavano vincitori al forte o al villaggio . Qui c’era il maniscalco che ferrava i cavalli , il falegname che inchiodava casse da morto e la maestrina che insegnava nella scuola. I vincitori, i nostri eroi, entravano nel saloon ad ingoiare d’un fiato un paio di bicchierini di pessimo Whisky e il capitano o l’eroe di turno cominciava a strofinarsi con la Signora bionda che gestiva il locale e dirigeva un gruppo di signorine. Queste ultime si sedevano sulle ginocchia dei cow boy che giocavano a carte e ogni tanto ne trascinavano uno su per le scale, di sopra….e non si sapeva perché!
Quasi sempre il capitano o il protagonista del film , alla fine , famigliarizzava un po’ troppo con la bionda tenutaria, e allora il prete giuseppino addetto alla macchina da proiezione, velocissimo, interrompeva bruscamente il film , la sala entrava nel buio completo, sommersa dalle nostre furiose urla di scontento e di protesta. Non si poteva assolutamente assistere al bacio in bocca tra i due. Quando riprendeva il film tagliato, si vedeva il protagonista che usciva dalla porta del saloon, balzava agilmente in sella al cavallo con un salto acrobatico ( mai che si pestasse i cabasisi ….) e si avviava solitario e melanconico verso l’infinito, con i roccioni della Monument Valley sullo sfondo e al suono della solita musichetta dolce e melensa. Il tutto in attesa della prossima domenica. Con un altro film sugli odiati e crudeli indiani. Durante la settimana, nei cortili del paese si giocava agli indiani e ai banditi, con archi e frecce, e pistole di legno sempre cariche.
Solo più tardi purtroppo , molto più tardi, ho conosciuto la verità sulla triste storia e sulla tragica fine degli Indiani d’America. Leggendo incredulo qualche libro, vedendo qualche documentario, ascoltando qualche conferenza. Ho capito la verità a poco a poco, lentamente, con una infinità di dubbi, perché questa pesantissima verità è stata coperta , ed è ancora coperta, da uno strano vergognoso e colpevole silenzio. Dapprima fai molta fatica a crederci, non può essere vero, pensi ! E poi ti rendi conto che in due immensi continenti, il Nordamerica e il Sudamerica , gli Europei prima e gli Americani dopo hanno cancellato pressoché completamente intere Civiltà, milioni di Nativi ad iniziare dall’arrivo di Colombo e fino alla fine del XIX secolo, il 1890, l’altro ieri.
Alcuni recenti film hanno fatto in parte giustizia. Ma la micidiale e vergognosa strage dei Nativi Americani è avvolta da un pesantissimo silenzio. Non se ne parla. Si fa finta di niente. Nessuno colpevole. L’Uomo Bianco sta zitto . Gli conviene. Forse si vergogna o è cinico.
Ed ecco la triste storia. I resoconti riportate in studi recenti ci raccontano che gli Indiani hanno aspramente e lungamente combattuto per difendere la loro terra, le loro famiglie, le loro tradizioni, i loro sacrosanti diritti. E sono stati cacciati, massacrati , distrutti dai “conquistatori” bianchi : francesi, inglesi, spagnoli e poi americani. Assetati di ricchezza e di potere, i bianchi hanno violentemente allontanato gli Indiani dalle loro terre, in pratica quasi annullandoli e relegando i pochi superstiti in misere Riserve. I Conquistatori, famelici , litigando anche tra di loro , hanno cacciato le tribù dei Nativi, invaso le praterie, aperto strade e ferrovie, costruito villaggi, impiantato miniere, costruito fattorie con mandrie di migliaia di bovini, depredando e decimando gli immensi gruppi di bisonti che davano carne e pelli agli indiani, portando malattie e alcoolici.
L’alcool ebbe effetti disastrosi, divenendo devastante in culture come quelle indiane, non abituate a bere liquori. Imbroglioni, ladroni e avventurieri europei hanno trovato largo spazio. E i nativi, gli Indiani, i superstiti dei massacri avvenuti nelle battaglie e decimati dalla fame, dalle malattie e dall’alcool diffusi dai bianchi , erano continuamente ricacciati con la violenza in spazi sempre più ristretti.,
Quando alla fine del 1492 il buon Cristoforo Colombo sbatté per caso con le sue tre caravelle contro le coste dell’America , credendo di aver raggiunto l’India, l’intero continente nord-americano era abitato dai cosiddetti Nativi, gli “Indiani” . Il nostro bravo Colombo, genovese, era partito poco più di 2 mesi prima dalla Spagna alla ricerca di una nuova rotta per l’India attraversando l’Oceano. E invece sbarcò alle Bahamas il 12 ottobre. Era finanziato dalla regina di Castiglia, Isabella. Fu lo stesso Colombo a chiamare per la prima volta i Nativi con il nome di Indiani : in una sua lettera del 1493 scrive degli “indios” che stava portando con sé in Spagna. Il termine è poi passato in tutte le lingue, assieme a quello di “Pellerossa” per l’uso di alcune tribù di tingersi il viso con ocra rossa.
L’arrivo di Colombo e l’incontro con gli Indios
Nei libri storici sta scritto che solo 15 anni dopo i nuovi colonizzatori scoprirono , grazie anche alle esplorazioni di Vespucci, che queste terre non erano l’ India , ma piuttosto un altro continente. E lo chiamarono America.
Si dice che il nome derivi da quello del navigatore fiorentino Amerigo Vespucci, esploratore delle coste del centro America. Ma ci sono molti dubbi. Fatto sta che il nome America apparve la prima volta nel 1507 su una carta topografica allegata ad un opuscolo che descriveva queste nuove terre. .
Nel Centro e Sud America queste popolazioni locali native, scese dal nord , fondarono grandi, importanti e famose civiltà, alcune delle quali durarono secoli : sono le ben note Civiltà Precolombiane . Erano civiltà stanziali, organizzate in grandi agglomerati, praticavano l’agricoltura, avevano una organizzazione sociale gerarchica di alto livello, e alcune hanno lasciato dei resti fantastici e maestosi, con grandi costruzioni di piramidi e templi e fortezze. Sono gli Olmechi, i Toltechi, i Muisca, i Vicus, i Maya, gli Inca, gli Aztechi.
Ben diversa la situazione nel Nord America, la patria dei nostri Indiani. Gli studiosi raccontano che qui non ci furono popolazioni omogenee , ma piuttosto una infinità di piccoli gruppi frammentati, molto vari, formanti tribù con moltissime lingue diverse, ciascuna delle quali si divideva in infiniti dialetti. Quando gli europei arrivarono in Nord America, si calcola che ci fossero più di 300 diverse lingue indigene tra le tribù, che non si capivano neppure tra di loro e usavano frequentemente il linguaggio della gestualità.
I popoli indiani che abbiamo imparato a conoscere dai film, dai libri, dai documentari, come gli Apache, i Sioux, i Cheyenne , i Seminole , i Navajo, i Cherokee, i Chippewa, i Mohicani , erano grandi gruppi di individui, legati da legami di sangue, ma a loro volta suddivisi in decine e decine di piccole tribù. Ogni tribù aveva un capo, alcuni diventati famosi, come Toro Seduto capo dei Sioux, Cavallo Pazzo e Geronimo, Coda Chiazzata, Nuvola Rossa , Piccolo Corvo, Cochise. Queste tribù, stanziali nelle montagne e nomadi nelle pianure, erano in una situazione di guerra continua tra di loro, abituate a scorrerie e furti.
Queste numerose tribù vivevano nelle praterie, nelle valli, nelle montagne, coltivando la terra, andando a caccia di bisonti e a pesca nei fiumi e laghi , spesso spostandosi. Uno degli elementi importanti introdotti dai bianchi fu il cavallo, che divenne la base della vita indiana, conferendo loro una grande mobilità prima sconosciuta. Il cavallo divenne il bene più prezioso per gli indiani.
Gli storici raccontano che all’inizio del Cinquecento, mentre gli Spagnoli dilagavano nella parte centrale e meridionale del continente americano, altri europei presero ad esplorare le coste atlantiche del nordamerica. Così fecero l’Inghilterra ( con Giovanni e Sebastiano Caboto ) e la Francia ( con Giovanni da Verazzano).
A quel tempo a nord del Rio Grande si stima che la popolazione indigena ammontasse a circa 12 milioni di persone, riunite in piccole tribù, non collegate le une alle altre.
- Nuvola Rossa Capo Sioux
- Geronimo Capo Apache
Monument Valley
Ma come sono giunti nelle Americhe questi Indiani, i Nativi ufficiali, chiamati anche Pellerossa?
Secondo gli studiosi, quelli che sanno tutto , quasi fossero stati presenti , sostengono questa ipotesi credibile, che ora vi racconto. Tempo fa, circa 15.000 anni addietro, anno più anno meno, l’attuale stretto di Bering tra Alaska e Siberia , lassù nel profondo Nord, era chiuso e una stretta striscia di terra congiungeva l’America all’Asia. Era pressappoco il tempo dell’ultima grande glaciazione. Lungo questo stretto passaggio entrarono in Alaska tribù di popolazioni mongole che migravano dalla Siberia. Piano piano, nei secoli, scesero verso sud, invasero dapprima l’America settentrionale e poi il centro e sudamerica, suddividendosi in migliaia di etnie e sviluppando un’ampia varietà di popoli, società, culture.
Stretto di Bering, un tempo chiuso. Ha consentito il passaggio della migrazione mongola dall’Asia
Gli studiosi hanno osservato che i Nativi Americani presentano caratteristiche somatiche affini alle popolazioni asiatiche : occhi allungati, zigomi sporgenti, quasi assenza di barba, capigliature scure e liscie. Questi caratteri portarono gli antropologi ad ipotizzare la loro origine , ereditata dagli antichi asiatici, ipotesi poi confermata da studi linguistici e soprattutto genetici. Nelle zone delle grandi pianure, le praterie che si estendevano dal Canada centrale e giù giù fino al Messico e dalla costa atlantica ad este fino alle Montagne rocciose ad ovest , si erano installate popolazioni che vivevano in piccoli gruppi nomadi, al seguito delle grandi mandrie di bisonti . Qui la caccia ha costituito per secoli la più gande risorsa alimentare dei Nativi fino al 1890.
Negli Stati Uniti e in Canada i Nativi americani costituiscono ora una esigua minoranza. Tuttavia ancora oggi nei Paesi dell’America si parla almeno un centinaio di lingue indigene divere: il quechua, l’aymara, il guarani sono parlate da qualche milione di persone.
Dicono che oggi esistona ancora 574 tribù riconosciute dal Governo Federale degli USA, metà delle quali sono alloggiate entro riserve indiane.
Molti studiosi e storici ormai parlano apertamente e con convinzione di Genocidio Indiano. In America si verificò un immenso calo demografico e uno sterminio sistematico dei nativi Americani, condotto per l’appropriazione del territorio, per ragioni economiche,per motivazioni etniche, politiche o religiose , avvenuto dall’arrivo degli Europei alla fine del secolo XV fino al XX secolo. Si ritiene che in questo periodo una popolazione compresa tra i 50 e i 100 milioni morì a causa dei colonizzatori: molti come conseguenza diretta di guerre di conquista avvenute con armi impari, ma anche per la perdita del loro ambiente, per il mutamento dello stile di vita e per le malattie introdotte volontariamente o accidentalmente. Molti furono oggetto di deliberato sterminio, poiché considerati biologicamente inferiori, o culturalmente barbari.
Negli attuali Stati Uniti e in Canada lo sterminio fu massiccio e devastante per le popolazioni native. Nel corso di poco più di due secoli oltre l’80% della popolazione nativa venne spazzata via , con una perdita di milioni di vite umane. Fu un vero e proprio massacro. Le riserve indiane , istituite dal Governo degli Stati Uniti e dove i pochi superstiti furono relegati, erano zone destinate ad accogliere le tribù indiane che l’avanzata dei bianchi scacciava man mano dai territori di origine. Erano territori che ai bianchi non interessavano, sia perché non possedevano ricchezze minerarie da sfruttare, sia perché erano troppo aridi e freddi per consentire l’agricoltura o l’allevamento. Dati storici ben noti riportano in dettaglio che durante la colonizzazione del West Americano , nell’800, i Nativi si opposero strenuamente ai coloni bianchi e all’esercito degli Stati Uniti, che andavano insediandosi nei loro territori , ricacciandoli sempre più verso ovest , verso le Montagne Rocciose. Le battaglie cruente, le guerre localizzate, gli attacchi e le distruzioni dei villaggi furono numerosi.
Il massacro di Gratan
Gli storici indicano per Guerre Indiane quella lunga serie di conflitti , dapprima dei coloni principalmente di origine europea contro le tribù indiane dell’est, poi con la nascita degli Stati Uniti, tra quegli Stati e i Nativi , soprattutto quelli collocati ad ovest del Mississippi. Alcune delle guerre principali furono provocate o presero spunto da una serie di discutibilissimi atti legislativi del Parlamento degli Stati Uniti o dei Governi di alcuni Stati.
Sicuramente è da ricordare , per il contenuto vergognoso, l’Atto di Rimozione degli Indiani, unilateralmente promulgato e pesantissimo per le conseguenze che finì per scatenare. Dalla colonizzazione europea dell’America del XVIII secolo fino al massacro di Wounded Knee e alla chiusura della “frontiera”, nel 1891, le Guerre Indiane hanno portato alla conquista , alla decimazione, all’assimilazione delle Nazioni Indiane, e alla deportazione di tutte le tribù nelle riserve.
Il 7° Cavalleggeri
Alcuni studiosi sostengono che con le Guerre Indiane si sono manifestati certi elementi culturali che hanno formato la base della discriminazione razziale su base etnica e del razzismo che affliggeranno gli Stati Uniti da quel momento per tutto il XX secol. Soprattutto verso gli Afroamenicani, prodotti dal fenomeno della schiavitù dei neri africani , avvenuto e diffuso negli Stati del Sud.
La conquista delle Americhe viene classificata da alcuni storici come il più grande genocidio della storia dell’umanità. Tra i 50 e i 100 milioni di nativi americani hanno perso la vita tra il 1492 e il 1891. In America, come era già accaduto ad est, l’avanzata dei coloni verso ovest ( il famoso Far West) , verso le grandi pianure e le montagne dell occidente , causò in brevissimo tempo dei contrasti insanabili con le popolazioni indiane che vivevano nelle zone attraversate dai flussi migratori dei bianchi. Furono molte le tribù che scelsero il sentiero di guerra contro i bianchi invasori, dagli Ute del Gran Bacino ai Nez Perce dell’ Idaho. Ma tra tutti i nativi i gruppi che opposero la resistenza più tenace e feroce alla spinta espansionistica degli Americani furoni i Sioux ed i Cheyenne a nord, e gli Apache e i Comanche a sud-ovest.
Nel 1875 l’ultima vera guerra Sioux scoppiò quando la corsa all’oro nel Dakota arrivò alle Black Hills, territorio sacro per gli Indiani. Nel 1890, nella riserva settentrionale dei Lakota, a Wounded Knee nel Dakota del sud , l’esercito attaccò i Lakota e durante l’assalto furono uccisi più di 300 indiani , per la maggior parte anziani, donne e bambini. Fu una inutile strage.Tuttavia già molto prima di questo evento erano già state eliminate le basi per la sussistenza sociale delle tribù delle Grandi Pianure, con lo sterminio quasi completo, nel corso degli anni ’80, dei bisonti con una caccia tanto indiscriminata quanto studiata a tavolino con lo scopo di indebolire gli indiani e rendere inutili le migrazioni.
Le guerre indiane del sud-ovest si svolsero sostanzialmente dal 1846 al 1895. Tutte le tribù indiane di quella vasta area geografica furono coinvolte volenti o nolenti , nei conflitti. La più grande campagna statunitense nel sud-ovest coinvolse 5.000 soldati e costrinse nel 1886 Geronimo e la sua banda di guerrieri Apache ad arrendersi.
Le ragioni del calo demografico avvenuto, dagli 840.000 Nativi del XVI secolo ai 244.000 del Governo Americano nel 1920, furono anche altre : epidemie, fame, conflitti interni. Vi furono scontri feroci tra le tribù indiane, spesso sobillate dai bianchi. Si dice che le guerre intertribali causarono agli indiani più del doppio delle perdite inflitte loro dai soldati degli USA.
Fatto sta , è ormai ben assodato, che una civiltà di liberi cacciatori che popolavano il continente nord americano da millenni con l’arrivo degli europei è praticamente comparsa .Questi Europei non sono arrivati con l’intenzione di intraprendere pacifici commerci e scambi culturali per il benessere di tutti, ma con l’unico intento di colonizzare per arricchimento personale, usurpando e rubando terre, beni e tutto ciò che si poteva prendere . Se necessario, con lo sterminio degli uomini indigeni, considerati selvaggi e alla stregua di bestie. E tutto questo l’uomo bianco lo ha fatto in Nord America, come lo hanno fatto al Sud America i Portoghesi e gli Spagnoli. Nel Nord America vivevano centinaia di tribù, di bande, di famiglie,con villaggi e clan, dove ciascuno badava agli affari propri in assoluta libertà e anarchia. Ed è stato quasi tutto annullato, annientato.
Attualmente , nel nord America vivono ancora circa 3 milioni di nativi che conducono stili di vita discendenti da quelli in uso nell’età precolombiana, anche se in parte adattati e modificati. L’atteggiamento attuale dei bianchi americani nei confronti dei Nativi è bivalente : da una parte quello del silenzio, dall’altra si cerca di rimediare e di porsi a favore dei Nativi rimasti . Quest’ultimo atteggiamento è molto discusso , per la ragione che alcuni pretendono di mantenere le loro tradizioni, altri di imporre modi di vita europei o comunque occidentali. Tuttavia non si è ancora arrivati ad una eguaglianza sociale totale tra indigeni e non indigeni.
Fin dalle prime colonizzazioni , che avvennero con crudeltà e violenze , alcuni autorevoli personaggi europei tentarono di porre freno agli eccidi e alle ingiustizie , a difesa dei nativi. Soprattutto la Chiesa Cattolica. Il famoso Bartolomeo de Las Casas , domenicano, nel 1540 denunciò i sistematici genocidi su larga scala, messi in atto soprattutto da inglesi e olandesi. Convinse Carlo V , re di Spagna a promulgare le Nuevas Leyes, codice garantista nei confronti dei nativi, che impedì molte sopraffazioni. Un altro esempio : nel 1639 Papa Urbano VIII, su richiesta dei Gesuiti del Paraguay, emise la Bolla Commissum Nobis, che ribadiva la scomunica emanata da Paolo III, proibendo in modo assoluto “ di ridurre in chiavitù gli indiani occidentali e meridionali ; di venderli, comprarli, scambiarli o donarli, separarli dalle mogli e dai figli, spogliarli dei beni, trasportarli da un luogo all’altro, privarli in qualsiasi modo della loro libertà, tenerli in schiavitù, favorire coloro che compiono le cose suddette,……”
A proposito della colonizzazione spagnola, Bartolomè de Las Casas, vescovo cattolico spagnolo del 1500 , scrive dei colonizzatori : “ Ammazzavano, ardevano e facevano perire sulle graticole gli indiani, quando non li gettavano in pasto ai cani feroci; per poi opprimere , vessare, torturare i superstiti nelle miniere o con altri lavori, fino alla consumazione e all’annientamento di tutti quelli sciagurati innocenti. V’erano in San Juan e alla Jamaica più di seicentomila anime, forse più di un milione, e non sono rimaste oggi nemmeno duecento persone per isola “.
Alla fine delle guerre indiane in Nordamerica (1890 circa ) i nativi rimasti saranno rinchiusi nelle riserve. Otterranno i pieni diritti sociali e politici solo nella seconda metà del XX secolo . Il generale Whilliam T. Sherman fu uno dei maggiori esecutori delle stragi ai danni dell’etnia degli indiani, assieme a Philip H. Sheridan, sostenitore dello sterminio esplicito dei nativi, al punto che gli viene attribuita la frase secondo la quale “ l’unico indiano buono è l’indiano morto”.
Posizione in origine delle etnie dei Nativi
Ci sarebbero moltissimi episodi da narrare, atti crudeli, feroci, massacri documentati da storici. Ma si arrischia di proporvi un racconto noiso e stancante. Tuttavia, portate pazienza, alcuni avvenimenti vanno descritti, per puntualizzare ancora le stragi e le crudeltà commesse durante la cosiddetta colonizzazione operata dagli Americani……, un popolo bianco che pochi anni dopo ha combattuto contro il nazismo e il razzismo e le stragi verso gli ebrei.
I Sioux e gli Apache , scacciati dall’est, dalle coste atlantiche, con l’arrivo dei coloni bianchi fiancheggiati dall’esercito degli USA, allo stremo della sopportazione, reagirono violentemente. Attaccarono e uccisero anche civili, in risposta alle stragi indiscriminate ordinate dai generali statunitensi contro i loro accampamenti. Si opposero strenumente alla colonizzazione forzata e alla cacciata dai loro territori. Allora il presidente Ulysses S. Grant si rivolse al Gen. Sheridan. Il nostro Generale nel 1868-69 attaccò le tribù dei Cheienne, dei Kiowa, e dei Comanche nelle loro sedi invernali, tagliando loro i rifornimenti, e il bestiame, uccidendo chi resistiva, e obbligando i sopravvissuti nelle riserve. Questa strategia continuò fintanto che i nativi non obbedirono ai trattati che erano stati costretti a sottoscrivere. Poi saranno gli stessi bianchi a non rispettarli.
Precedentemente vi erano già state sanguinose rivolte. Nel 1862 vi fu la guerra di Piccolo Corvo. Gli Apache sotto la guida di Cochise cominciarono ad uccidere e mutilare i bianchi, prendendo spesso gli scalpi, per vendicare il vecchio capo Mangas Coloradas, catturato dai soldati, torturato, ucciso e decapitato. Pare che Il suo teschio sia stato inviato ed esposto al Museo Smithsoniano. Le stragi compiute per vendetta dagli Apachi scatenarono una deleteria propaganda contro i nativi, furono messe delle taglie e dei premi per chi uccideva più indiani. Inoltre si diffuse un’ampia letteratura fin dal 1700, poi culminata con i film Western Americani , in cui gli indiani venivano rappresentati come violenti , crudeli e malvagi per natura. Nel 1864 avvenne , durante le guerra di secessione, una delle battaglie indiane maggiormente degne di infamia , denominata non a caso Il Massacro di Sand Creek. I soldati attaccarono un villaggio Cheyenne e uccisero e mutilarono indistintamente uomini, donne bambini. Si racconta che i soldati, molti di loro ubriachi, stuprarono le donne e fecero il tiro a segno sui bambini. I prigionieri furono tutti fucilati. Il Gen. Chivington, che comandava, fece prendere gli scalpi di molti nativi , facendoli poi esibire come trofei a Denver. Molti soldati asportarono i genitali per usarli come ornamenti.
Ecco ancora qualche triste dato storico, che potrà risultare noioso e ripetitivo, ma ritengo che sia utile a comprendere quello che è veramente avvenuto. Portate ancora pazienza.
Nel 1875 l’ultima guerra Sioux scoppiò quando la corsa all’oro nel Dakota arrivò alle Black Hills, territorio sacro per per i nativi americani. Nel 1876 avvenne la famosa battaglia di Little Big Horn, , dove l’esercito degli Stati Uniti subì stranamente e finalmente una pesantissima sconfitta : il Col. George A. Custer e due suoi fratelli vennero uccisi, assieme a tutti i Cavalleggeri del 7.
Più tardi nel 1890, nella riserva settentrionale dei Lakota, a Wounded Knee nel Dakota del Sud, il rituale della danza degli spiriti portò l’esercito a tentare di sottomettere i Lakota. Durante l’assalto vennero uccisi più di 300 nativi americani, per la maggior parte anziani, donne e bambini.
Tuttavia già molto prima di questo evento erano state eliminate le basi della sussistenza sociale delle tribù delle Grandi Pianure, con lo sterminio quasi completo dei bisonti negli anni 80, dovuto ad una caccia indiscriminata, spesso effettuata proprio per colpire i nativi, che si nutrivano dei bisonti cacciati.
Little Big Horn e il Col.Custer
Basandosi su una stima di un censimento del 1894, lo studioso Russel Thornton ha estrapolato questi dati : dal 1775 al 1890 almeno 45.000 nativi americani e 19.000 bianchi avrebbero perso la vita. Una parte degli indiani verrà decimata con la sterilizzazione, spesso coatta, attuata con l’inganno o le minacce, che coinvolgerà 85.000 uomini e donne nativi.
Si sono avute numerose proteste dalla metà del XX secolo in poi, da parte dei nativi e dei loro simpatizzanti, per il mancato rispetto dei trattati e delle richieste politiche e sociali. Progressivamente a partire dagli anni 1960-70, consapevolezza civile, pacifismo , le lotte per i diritti civili, e soprattutto i movimenti a favore dei cittadini afroamericani , etnia numericamente rilevante in seguito allo schiavismo , fecero sorgere una visione sempre più condivisa da buona parte della popolazione a favore dei diritti di ogni gruppo etnico. I Nativi Nordamericani, ormai in numero esiguo, contribuirono alla presa di coscienza con azioni di protesta, e denuncia degli abusi. La cultura corrente diffusa testimoniò questi cambiamenti nella musica, nella letteratura, nel cinema, schierandosi dalla parte degli Indiani d’America, non più descritti come selvaggi sanguinari destinati alla sottomissione o allo sterminio. Nel 1973 Marlo Brando , sostenitore della causa dei nativi, rifiutò di ritirare il premio Oscar ricevuto per l’interpretazione del Padrino in segno di protesta, mandando al suo posto una giovane attivista di origine apache. Nel 1980 gli Oglala/Sioux ottennero 100 milioni di dollari per la perdita del territorio delle Black Hills.
La segregazione razziale negli Stati Uniti riguardò sia i nativi sia gli afroamericani per lungo tempo. Furono emanate leggi razziali molto severe in alcuni Stati del Sud, che precorsero quelle della Germania nazista, escludendo i meticci anche di quarta e quinta generazione dalla comunità bianca, previa analisi genealogica.
Lo storico e filosofo italiano Domenico Losurdo, nel suo volume “Controstoria del liberalismo”, del 2005, scrive : “ Ad accomunare le due situazioni è in ogni caso la violenza dell’ideolgia razzista. Theodore Roosvelt può tranquillamente essere accosta a Hitler. Al di là delle singole personalità conviene non perdere di vista il quadro generale : Gli sforzi per preservare la purezza della razza nel Sud degli Stati Uniti anticipavano alcuni aspetti della persecuzione scatenata dal regime nazista contro gli Ebrei negli anni trenta del novecento. Se poi si tiene presente la regola per cui nel Sud degli Stati Uniti bastava una sola goccia di sangue impuro per essere esclusi dalla comunità bianca, una conclusione si impone: la definizione nazista di un ebreo non fu mai così rigida come la norme definita The one drop rule ( la regola della sola goccia di sangue ) prevalente nella classificazione dei neri nelle leggi sulla purezza della razza nel Sud degli Stati Uniti “
Quanti fossero i nativi prima della colonizzazione europea delle Americhe è difficile da stabilire : le cifre dell’entità dello sterminio sono ancora al centro di un ampio dibattito storiografico. Secondo le ultime ricostruzioni si tratterebbe del 90% della popolazione indigena morta in meno di un secolo. Secondo quanto afferma lo studioso David Carrasco, uno storico americano dei primi anni del 2000: “ Gli storici sono stati in grado di stimare con una certa plausibilità che nel 1500 circa 80 milioni di
Ossa di Bisonti 1892
Pelli di bisonti
abitanti occupavano il nuovo mondo . Nel 1550 solo 10 milioni di indigeni sopravvivevano. In Messico vi erano circa 25 milioni di persone nel 1500. Nel 1600 solo un milione di indigeni mesoamericani erano ancora vivi”.
Le cause di una tragedia di così ampie dimensioni sono molteplici : gli stermini commessi dagli invasori, le guerre tra tribù sovente aizzate da questi ultimi per rendere più facile la conquista con la politica di divide et impera, i lavori forzati in stato di semi-schiavitù e non ultimo il senso di smarrimento e di perdita di sensibilità dovuto all’annientamento della loro fede e delle loro tradizioni, che portarono talvolta a suicidi di massa. Ma micidiali sono state anche le malattie importate, che alcuni studiosi ritengono essere state le principali imputate.
La colonizzazione del Nord e del Sud America presenta delle differenze : i Conquistatores spagnoli del Sud erano prevalentemente degli avventurieri o degli sbandati che non avevano trovato fortuna in patria. Alcuni praticarono lo stupro sistematico ma i più si unirono con donne indigene di rango superiore e diedero origine alla numerosa popolazione dei meticci ( mestizos) del Centro e Sud America.
Al contrario gli Inglesi arrivarono nel Nuovo Mondo già organizzati in nuclei familiari e questo non favorì l’integrazione della popolazione. Una tattica comune a tutti gli invasori fu la denigrazione dell’avversario : i nativi furono descritti come esseri bestiali, dediti alle più turpi attività, seguaci del demonio e privi di qualsiasi elemento culturale. Queste idee trovarono terreno fertile negli uomini dell’epoca e furono un motore formidabile di motivazione dei Conquistadores e delle potenze coloniali. Specialmente i sacrifici umani provocarono un profondo disgusto che giustificava ai loro occhi lo sterminio di queste civiltà. D’altra parte si sottovalutavano le peculiarità culturali e materiali dei popoli incontrati.
Alcuni studiosi ritengono che ci furono numerosi tentativi di occultamento , quasi fino ai giorni nostri, di gran parte dei documenti prodotti dei nativi e in alcuni casi persino delle rovine archeologiche. Fu proprio questo il destino del resoconto del cronista indigeno quechua Guamàn Poma de Ayala, un cronista indigeno del Perù del 1600. Nella sua “ Primer nueva coronica y buen gobierno”, lettera di protesta indirizzata al re Filippo III di Spagna, ripercorre la storia del suo popolo e si lamenta per destino attuale. Il cronista descrive lo stato di caos e le atrocità subite dal suo popolo e sollecita il re ad intervenire per ristabilire una situazione di ”buen gobierno” . Per centinaia di anni, di questo straordinario libro non si è saputo nulla, finchè l’opera non è stata ritrovata in archivio a Copenaghen nel XX secolo.
Sorte analoga dovette affrontare il cosiddetto Codice Fiorentino, cioè l’ultima redazione , l’unica bilingue ( spagnolo e nahuatl ) della “Historia universal de las cosas de Nueva Espana”, scritta dal frate Bernardino de Sahagun, missionario spagnolo in Messico nel 1500 .
La tattica dell’occultamento e della sistematica umiliazione si è rivelata relativamente semplice con i Nativi del Nord America perché si presentavano essenzialmente come popolazioni con tradizioni orali e con modi di vita che prevedevano spostamenti nomadi al seguito dei movimenti delle mandrie di bisonti da cacciare.
Al termine di questa triste storia sono due le considerazioni che colpiscono profondamente. La prima è l’enorme numero dei nativi eliminati , certo per varie cause, ma tutte collegate con l’invasione dei bianchi. Si parla di decine di milioni di indiani, un numero ben superiore a quello dello sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. E questa brutale eliminazione è avvenuta con continuità per ben 4 secoli, ad opera di europei e americani . La seconda è il silenzio pesantissimo con cui si è coperto e si copre questa colpevole e vergognosa tragedia, terminata solo non molti anni fa. Nessuno si sente colpevole : spagnoli , portoghesi, olandesi e poi gli Americani, autori delle tragiche Guerre Indiane dell’800 e del confinamento dei pochi superstiti nelle malandate e misere riserve.
- Cochise
- ToroSedutocapoSioux. Nellabattagliadi Little Big Horn sconfisse il Col. Custer del 7°
- Giuseppe Capo dei Nasi Forati
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