Antonio Dal Prà geologo in tempi di semipandemia di siccità di caldo becco Luglio 2022
Scarica il PDF: 41 – La schiavitù
Ragazzi, vi racconto un’altra storia. Una storia bruttissima. La storia della schiavitù
Se ben vi ricordate, il nostro caro amico Charles Robert Darwin , il notissimo biologo inglese del ‘800, ha chiaramente dimostrato con la sua teoria sull’evoluzione che noi poveri uomini deriviamo dalle scimmie. Siamo dunque degli animali, forse un po’ più intelligenti e furbi degli altri animali meno evoluti. Ma non siamo solo dei semplici scimmioni pensanti. Purtroppo siamo indiscutibilmente degli animali feroci, ferocissimi, crudeli e spietati.
Vi stupite? Vi meravigliate ? Provate a pensare a quanto di malefico ha combinato l’uomo nella sua lunga storia sulla terra : una infinità di guerre tremende con massacri di milioni di uomini; genocidi di popolazioni inermi e innocenti , come i 6 milioni di ebrei eliminati nella seconda guerra mondiale, il milione e mezzo di armeni fatti morire nella prima guerra mondiale; i milioni e milioni di “indios” nativi nelle due Americhe , annullati dal 1500 al 1800; i milioni di poveracci fatti morire nei Gulag dal regime sovietico dal 1918 al 1987. E poi le stragi varie in tante parti del Mondo : quella di Pol Pot in Cambogia, col massacro di circa 3 milioni di persone; il genocidio dei Tutsi in Ruanda con oltre un milione di morti per odio raziale; il genocidio croato Ustasha nel 1941-45; il genocidio dei Circassi in Caucaso nel 1941-45; il genocidio nel Bangladesh nel 1971; il genocidio di Zunghar in Cina nel 1755-58; il genocidio di Holodomor in Ucraina nel 1932-33; e molti altri, ben documentati nei libri di storia. Insomma, una sfilza infinita di crimini nefandi , in tutti i tempi.
E’ proprio vero quello che diceva il vecchio Plauto nella sua Commedia “Asinaria” : “ Homo homini lupus”, l’uomo è un lupo feroce verso l’uomo……..
Ma tra tutto quello che di malvagio l’uomo ha combinato, l’azione più feroce e crudele effettuata è certamente la Schiavitù. La schiavitù dell’uomo sull’uomo.
Tanto per chiarire, la schiavitù viene definita, in letteratura, la condizione di chi è giuridicamente considerato come proprietà privata e quindi privo di ogni diritto umano e completamente soggetto alla volontà e all’arbitrio del legittimo proprietario. Sulla schiavitù sono stati scritti centinaia di volumi. Non è facile riassumere e descrivere in poche righe un fenomeno dalle dimensioni enormi , che ha coinvolto centinaia di milioni di esseri umani per migliaia di anni. Io ci provo, al solito in modo semplice , con parole povere , stringendo e mi auguro di arrivare alla portata di tutti.
Abbiamo imparato a scuola che la schiavitù è un fenomeno antichissimo, iniziato agli albori della vita dell’uomo sulla terra. Un fenomeno che tuttavia incredibilmente esiste ancora in alcune parti del nostro pianeta. Sentite cosa dice lo specialista francese di antropologia Alain Testart, nel 2012, nella sua recensione di dati storiografici su un vasto gruppo di tombe risalenti al periodo neolitico ( 10.000-3.500 a. Cr.) : distingue diverse categorie di morti che accompagnano il defunto ; le mogli, le concubine, i servi reali, i compagni di guerra e infine anche gli schiavi fatti uccidere per seguire il loro padrone nell’oltretomba. Questa consuetudine avveniva ben migliaia di anni fa.
Gli studiosi affermano concordi che la schiavitù era rara tra le popolazioni preistoriche di cacciatori-raccoglitori, e che iniziò a svilupparsi solo quando si ebbero le prime organizzazioni sociali. Gli studiosi affermano anche che le iniziali forme di schiavitù cominciarono con l’inizio della pratica dell’agricoltura da parte dell’uomo, per necessità di manodopera.
E’ bene chiarire subito che la schiavitù ha assunto aspetti e forme molto differenti tra le società umane che l’hanno usata, in funzione dei tempi e dei luoghi. Dalle modalità più crudeli verso soggetti senza alcun diritto e cedibili ad altri, a forme più blande e leggere. Ma sempre schiavitù era.
Gli storici scrivono che tutte le antiche civiltà praticarono la schiavitù, come quella dei Sumeri in Mesopotamia , risalente al 3.500 a. Cr . Gli studiosi riportano che la schiavitù fu ben conosciuta nelle passate civiltà , dall’antico Egitto alla Cina, dall’impero di Akkad in Mesopotamia all’Assiria, dalla Civiltà Babilonese all’Impero Achemenide, dall’Antica Grecia all’India, all’Impero Romano, dal Califfato al Sultanato del mondo arabo, dalla Nubia alle Civiltà Precolombiane delle Americhe. Questa istituzione fu una miscela di schiavitù per debiti, punizioni per la criminalità, schiavitù dei prigionieri di guerra , e nascite da schiavi. La schiavitù fu presente con certezza, come vi ho detto, fin dai tempi antichi : essa viene menzionata nei primi grandi documenti legali scritti, come ad esempio il famoso codice di Hammurabi (1860 a. Cr.) , una fra le più antiche raccolte di leggi scritte, della Civiltà Babilonese del XVIII a. C., il quale si riferisce alla schiavitù come ad una istituzione consolidata e del tutto comune tra i popoli dell’Antichità.
Tenete conto che la pratica della schiavitù implica un certo livello di organizzazione delle società. Per tale fatto la sua esistenza è incerta per i tempi preistorici. Le prove sicure dell’esistenza della schiavitù cominciano dalle società storiche in possesso della scrittura e possono essere estrapolate con cautela fino alle civiltà della prima metà del 4.000 a C.
Anche se attualmente la schiavitù non è più ufficialmente legale in nessuna nazione della terra, il traffico di esseri umani rimane ancora un grave problema internazionale : gli storici e i sociologi stimano che oggi tra i 25 e i 40 milioni di persone si trovino ancora in uno stato di effettiva schiavitù. Durante la seconda guerra civile in Sudan ( 1983-2009 ) i prigionieri di entrambe le parti vennero ridotti in schiavitù. Inoltre, anche se la schiavitù in Mauritania è stata ufficialmente abolita e proibita nell’agosto del 2007, si ritiene che fino a 600.000 persone (il 20% dell’intera popolazione) siano schiavi, molti dei quali utilizzati nel lavoro forzato per debiti. Sono emerse evidenze di schiavitù alla fine degli anni novanta nei riguardi di lavoro minorile attuato nelle fabbriche indiane di tessuti e nelle piantagioni di cacao dei paesi africani occidentali.
Sentite cosa sostiene il vecchio filosofo greco Aristotele, ritenuto una delle menti più universali, innovative e influenti di tutti i tempi : “ Il punto di partenza è la Natura, che crea alcuni esseri umani dotati di una intelligenza destinata a controllare gli altri esseri per i quali la loro unica qualità consiste nella forza fisica destinata all’obbedienza”. Quindi per il grande esponente della filosofia greca , la schiavitù è la riduzione di una persona in uno stato di privazione di ogni libertà ; lo schiavo è escluso dalla società. E la Grecia fu la patria della Democrazia….
Vediamo ora cosa hanno combinato i nostri antichi cugini greci, padri della Democrazia. Nell’Antica Grecia, all’inizio gli schiavi erano trattati , come risulta dai poemi omerici, con una certa famigliarità. Tuttavia il rapido sviluppo economico del 7° e 6° secolo a. Cr. portò ad un notevole incremento del loro numero. Il commercio degli schiavi fu particolarmente attivo in Stati commerciali quali Corinto ed Egina. Schiavi erano di norma individui comprati in regioni barbariche o considerate tali, come la Tracia, la Scizia, la Siria, o anche Greci caduti in schiavitù per prigionia di guerra, per debiti, per rapimento e successiva vendita, per pene. Schiavi erano inoltre i nati da due schiavi o da matrimoni misti ( tra liberi e schiavi) e i nati non riconosciuti dal padre. Il prezzo sul mercato variava moltissimo : da 50 dramme di uno schiavo di scarso valore, fino a 500-600 per un buon operaio, a 1000-6000 dramme per chi possedeva elevate conoscenze tecniche ( una dramma corrispondeva pressappoco al salario giornaliero di un operaio).
Schiavi romani dalle incisioni sulla Colonna di Traiano a Roma
Il trattamento variava: da molto duro nelle miniere e nei lavori agricoli, migliore nelle città e presso i privati. Lo schiavo veniva di solito affrancato, quando lui stesso o altri pagavano il riscatto. Anche l’antica Grecia basava gran parte della sua economia sugli schiavi , tanto è vero che ad Atene per lunghi periodi ci sono stati più schiavi che uomini liberi.
E i nostri antichi avi di Roma ?
Lo svolgimento della storia della schiavitù tra i nostri nonni Romani, sebbene simile sotto alcuni aspetti a quanto si riscontra tra i Greci, mostra alcune particolarità. Innanzitutto erano rari i casi in cui un Cives Romanus potesse cadere in schiavitù e comunque limitati all’età più antica. Gli schiavi dei Romani provenivano dal bottino di guerra, o da acquisti sui mercati ( celebre quello di Delo ). Anche a Roma vi erano differenze di prezzo : 1.000 sesterzi per uno schiavo comune, ma 500.000 per un eunuco e 700.000 per un “grammatico” ( un sesterzio equivaleva pressappoco ad un eu attuale). Sono caratteristiche della società romana la specializzazione degli schiavi, in gran numero addetti a funzioni culturali ( bibliotecari, amanuensi, stenografi, lettori, maestri, segretari) e alla condizione di servi di persone che esercitavano elevate professioni ( ingegneri, medici, chirurghi, professori). Numeroso il personale di servizio nelle case dei ricchi.
La differenza più rilevante dal mondo greco si nota nella potestà del padrone sullo schiavo, che era piena e assoluta. Tra le antiche civiltà, quella romana ha rappresentato il culmine delle società schiaviste, nelle quali il lavoro degli schiavi rappresentava una componente essenziale dell’economia : per i romani uno dei più importanti bottini delle guerre di conquista era l’acquisizione di nuovi schiavi. Per i Greci la schiavitù era un “istituto di diritto naturale”. Per i romani invece l’uomo non era schiavo per natura, ma lo poteva diventare per legge . Per questo lo schiavo romano poteva essere liberato e ottenere la cittadinanza romana.
La rilevante importanza economico-sociale della schiavitù spiega come sia stato possibile nell’antichità coltivare le campagne e produrre cibo per nutrire le popolazioni e costruire arditi capolavori architettonici , che nonostante le loro semplici tecnologie disponibili , oggi ci stupiscono oltre che per la loro bellezza e la accuratezza, anche per le loro dimensioni.
Alexis de Tocqueville ( filosofo e storico francese del ‘800) ha scritto che in certi casi “ tra gli antichi lo schiavo apparteneva alla stessa razza del suo padrone e spesso possedeva una istruzione superiore e illuminata. Questo fatto è dato dall’esempio di alcuni artisti dell’Antichità : lo scrittore greco di favole Esopo ( VI secolo a. Cr.) era uno schiavo liberato, il drammaturgo latino Terenzio (184-159 a. Cr.) era uno schiavo, il filosofo greco Epitetto (50-130 a. Cr.) era anch’egli uno schiavo”.
Più tardi, nel Medioevo la pratica della schiavitù rallentò, grazie alle nuove idee morali filosofiche dello stoicismo e del cristianesimo, che diffusero il concetto che anche lo schiavo è un uomo. Tuttavia nel campo politico e pratico stoicismo e cristianesimo chiusero gli occhi e accettarono pienamente la schiavitù come istituto sociale, e come elemento indispensabile dell’economia del lavoro.
Sentite questa : nel Medioevo la coscienza sociale proibiva che si riducessero in schiavitù i prigionieri di guerra, ma soltanto nel caso che prima della cattura essi fossero già di fede cattolica.
Nell’Europa occidentale ( 6° e 11° secolo) la schiavitù continuò ad avere una funzione economica di una certa importanza nelle grandi proprietà fondiarie : presso la casa del signore non mancavano gli schiavi addetti ai servizi domestici, ai lavori artigianali, e a certi lavori agricoli e specializzati. Accanto a questi , nei primi secoli del Medioevo troviamo i “servi rustici” veri e propri : questi schiavi discendevano in parte dai servi romani e in parte da persone ridotte in schiavitù nel periodo delle invasioni . Ma la maggior parte proveniva da acquisti sul mercato.
La schiavitù divenne comune in gran parte del Continente Europeo durante i secoli bui e continuò per tutto il corso del Medioevo , anche a causa delle guerre bizantino-romane , le quali portarono alla cattura di un gran numero di schiavi cristiani. Tuttavia , nell’Europa medioevale il cristianesimo contribuì a diradare l’importanza che la schiavitù ricopriva nella società e nell’economia. Per quanto fosse riconosciuto il ruolo indispensabile della schiavitù in quei campi , una nuova coscienza morale e religiosa impediva che si facesse uso di schiavi battezzati alla fede cristiana, o che si riducesse in schiavitù nemici , che al momento della cattura già aderivano a tale fede.
Almeno fino all’età dei comuni, comunque, la schiavitù continuò a rivestire un ruolo importante nella grande proprietà terriera. La servitù della gleba costituiva la principale istituzione di lavoro forzato in Europa, applicata ai contadini privati della libertà, che a differenza degli schiavi dell’età classica non erano considerati beni, ma soggetti con alcuni diritti. Pensate che anche i conventi, per esempio, in Inghilterra si servivano di schiavi. Si trattava però della sopravvivenza del sistema antico , a cui la chiesa generalmente si opponeva. Nell’anno 1.102 un Concilio Cattolico a Londra vietava severamente il traffico di schiavi , che definiva Nefarium negotium ( traffico infame ). Ma con scarso successo, almeno come risulta dai dati storici.
Andiamo avanti. Portate pazienza. Mi rendo conto che la lettura è noiosa e pesante, tuttavia le informazioni servono a capire le dimensioni dell’orribile fenomeno della schiavitù.
Dopo il Medioevo, nella cosiddetta Età Moderna, continuò a prosperare il traffico di schiavi africani provenienti dagli Imperi dell’Africa Centrale verso le coste del Mediterraneo e verso l’Oceano Indiano. Questo commercio avrebbe conosciuto, dopo la scoperta dell’America, un ampliamento fenomenale verso le coste del Brasile, dei Caraibi, e successivamente delle Colonie Inglesi dell’America del Nord. Una ulteriore tratta di schiavi e schiave ( circasse, tartare, ecc.) era quella proveniente dall’Asia e dall’Europa orientale, in larga parte destinate alle città dell’Impero Ottomano, e alla Spagna.
Il fenomeno della schiavitù conobbe un nuovo culmine tra i secoli XIV e XVII, e questa volta ne furono vittime i paesi dell’Europa. Arabi e Turchi gestivano infatti un fiorente commercio di schiavi bianchi, commercio che si intensificò con le invasioni e le scorribande degli Ottomani nel Mediterraneo, interessati più al commercio degli schiavi che alla conquista territoriale. I Turchi razziavano soprattutto le coste dell’Italia , ma anche della Spagna e dei Paesi Slavi, rapendo e riducendo in schiavitù le popolazioni locali.
Nell’età moderna la tratta degli schiavi nel mediterraneo era un fenomeno all’insegna del commercio tra i paesi cristiani e quelli mussulmani : il numero di donne e uomini mussulmani originari delle coste dell’Africa Settentrionale , del Mar Nero e dei Balcani , che erano catturati e venduti come schiavi nell’Europa Mediterranea , era rilevante, tanto che in alcune città era stata stimata , con riferimento al XVI secolo, nell’ordine di 2-4% sulla popolazione totale. IL fenomeno era collegato anche agli schiavi di guerra che erano condannati a remare nelle galere , e che riguardò entrambe le coste dei paesi cristiani e mussulmani del mediterraneo.
Al di là delle leggende e delle dicerie sulla cosiddetta tratta delle schiave ianche, fiorenti ragazzotte appetibili, in realtà 9 schiavi su 10 erano maschi, perché il mercato richiedeva muratori, contadini e soprattutto rematori nelle galee. La presenza di schiave provenienti dall’Est Europa, giovani e belle, era comunque numerosa, prede ambite e ricercate da vendere e collocare negli harem dei ricchi signori ottomani come concubine, o come semplici domestiche presso le benestanti padrone mussulmane. Nelle città europee come Genova, Firenze, Roma , le schiave erano impiegate come domestiche presso famiglie nobili o facoltose.
Le scorrerie turche, che avevano fatto del mediterraneo un vero e proprio mare della paura, subirono una battuta d’arresto dopo la vittoria cristiana a Lepanto, (1571), per poi avere un forte aumento nel XVII secolo e una diminuzione nel XVIII secolo .
Poi arrivò il buon Colombo.
Alla fine del ‘400 Cristoforo Colombo , il genovese al servizio della Spagna , con le sue tre caravelle sbatté per caso contro le coste dell’America, scambiata per le Indie. E qui nei decenni a seguire arrivò in catene via mare alcuni milioni di poveri schiavi neri dall’Africa.
Commercianti ed avventurieri francesi, spagnoli, portoghesi, inglesi, arabi, e un certo numero di regni autoctoni dell’Africa occidentale, svolsero un ruolo di primo piano in questa enorme tratta atlantica degli schiavi africani, soprattutto dopo il 1600.
La scoperta dell’America aprì una nuova era nella storia della schiavitù, che divenne lo strumento più efficace per lo sfruttamento agricolo delle colonie del nuovo mondo. Non mancarono i tentativi di avvalersi per questo scopo del lavoro forzato degli indigeni nativi, gli Indios, e degli stessi Europei.
La mano d’opera europea era reclutata con vari mezzi : servitù temporanea o deportazione dei condannati dagli stati europei dei conquistatori.
Lo sfruttamento dei nativi Indios venne ostacolato da una parte dagli stessi Indios, che mal si adattavano al lavoro eccessivamente gravoso nelle piantagioni e nelle miniere; dall’altra dai missionari , che chiedevano trattamenti più umani per le popolazioni native. Con le leggi di Burgos (1512-13) si tentò di limitare la progressiva riduzione in schiavitù degli Indios nativi. L’intervento presso Carlo I di Spagna del missionario domenicano Bartolomeo de Las Casas , vescovo di Chiapas, portò alla promulgazione di nuove leggi ( 1542-43) che proibirono, sulla carta, la riduzione in schiavitù degli Indios.
La crescente notevole richiesta di manodopera e la progressiva diminuzione della popolazione nativa degli Indios , ad opera delle malattie e dei massacri dei Conquistadores , provocarono in America la sostituzione dei poveri nativi con i disgraziati schiavi neri africani.
Perciò il traffico degli schiavi neri cominciò ad intensificarsi negli ultimi anni del 1.600 e nei due secoli successivi. Il traffico delle navi negriere attraverso l’Atlantico divenne affollato , intenso e caotico.
Il commercio degli schiavi negri razziati nei villaggi all’interno dell’Africa all’inizio era in mano agli spagnoli ; poi è passato in mano ai portoghesi, che ne tennero il monopolio fino al principio del 18° secolo . La tratta degli schiavi africani sulle coste americane assunse proporzioni enormi , operato anche da francesi e inglesi. Il numero di schiavi che alla fine del secolo XIX si trovava nel continente americano ( 3 milioni circa) non rappresentava che una piccola parte del numero di quelli che in 300 anni erano stati strappati dal loro paese di origine: la mortalità infatti fu tra di loro altissima, sia durante il trasporto , sia nelle piantagioni.
Dapprima la tratta dei neri africani approdava nei porti di Portogallo e Spagna . Di una prima importazione dalla Spagna a Hispaniola nel Centro America si ha notizia nel 1502. Successivi decreti ( 1511-1512-1513 ) autorizzarono il traffico diretto dalle Coste Africane della Guinea alle Indie Occidentali (l’America, il nuovo continente scoperto da Colombo). Il lavoro degli schiavi fu esteso poco dopo nel Brasile , con l’incoraggiamento della corona portoghese , che ne ritraeva rilevanti vantaggi fiscali.
E ora leggete attentamente queste notizie : Lo schiavismo atlantico è stato uno degli eventi più tragici della storia umana, dal momento che le stime ufficiali disponibili registrano circa 12.500.000 di schiavi catturati, incatenati e imbarcati nelle navi negriere, dei quali 10.800.000 riuscirono a sopravvivere alla terribile traversata , il cosiddetto passaggio di mezzo . Di questi, 33% erano donne, e 28% bambini.
Per avere degli ordini di grandezza globali , le stime disponibili degli studiosi parlano di rapporti di 4 a 1 fra il numero degli africani che attraversarono l’atlantico in condizioni di schiavitù e gli europei “colonizzatori” che giunsero in America in condizioni di libertà, sbarcati nelle coste americane.
Nel corso del solo XVIII secolo furono imbarcati 6,4 milioni di schiavi neri . Nella seconda metà del 700 furono imbarcati circa altri 4.000.000 schiavi, cioè quasi un terzo del totale. E anche dopo l’abolizione della tratta degli schiavi da parte dell’impero britannico (1807) , questo turpe trasporto continuò da parte di Portogallo, Brasile e USA. La tratta degli schiavi fu alimentata in particolar modo dalla pressante domanda dei colonizzatori per necessità di manodopera: la diminuzione della popolazione indigena, a causa del diffondersi di epidemie ( vaiolo soprattutto ) e delle dure condizioni imposte dagli europei, portò alla necessità di servirsi di manodopera degli schiavi proveniente dall’Africa.
.Gli schiavi venivano in gran parte da 8 regioni dell’Africa : Senegal, Gambia, Sierra Leone, Liberia, Costa d’Avorio, Ghana, Benin, Biafra. Tutti gli schiavi erano acquisiti da commercianti africani locali e ceduti a commercianti europei in cambio di beni, quali tessuti, armi, oggetti di metallo, ecc. Gli europei, con le loro compagnie , erano dipendenti dagli africani per la fornitura degli schiavi , non avendo le capacità tecnologiche e organizzative per penetrare all’interno del continente africano e razziare direttamente i villaggi dei negri.
La tratta atlantica degli schiavi africani raggiunse il suo picco attorno alla metà del XVIII secolo quando un maggior numero di schiavi venne catturato durante le spedizioni nell’interno dell’Africa occidentale. Queste razzie vennero tipicamente e vergognosamente svolte dagli stessi Stati Africani, come l’Impero Oyo, l’Impero Kong, il Regno del Benin, il Regno di Fouth, il Regno di Futa Toro, il Regno di Koya, il Regno di Khasso, , l’Impero di Kaabu, la Confederazione dei Fanti, l’Impero Ashanti, la Confederazione degli Aro ed infine il Regno di Dhaomey. Insomma era una corsa forsennata alla cattura di neri nel cuore dell’Africa da parte degli stessi africani. Gli europei assai raramente si spinsero all’interno, per timore di malattie tropicali e di una resistenza armata.
Le persone catturate nel corso di queste spedizioni venivano condotte sulla costa , ai mercati portuali, e scambiati con altri beni. Gli schiavi acquistati dai mercanti europei venivano caricati nelle navi negriere e spediti alle colonie del Nuovo Mondo per lavorare la terra o scavare miniere .
Vi ripeto il dato indicato dagli storici , in modo che si capisca bene la dimensione del triste e vergognoso fenomeno. Si stima che nel corso dei secoli tra 12 e 20 milioni di neri siano stati deportati come schiavi dall’Africa per opera dei commercianti europei. Di questi schiavi , circa il 15% moriva durante il viaggio transatlantico.
Tenete presente che la schiavitù era una pratica comune in molti stati dell’Africa Subsahariana molto prima del coinvolgimento degli arabi , dei berberi e degli europei. Esistevano tre tipi di forme: schiavi per cattura da guerre, schiavi per debiti non pagati, schiavi ceduti dai genitori ai capi . I capi cambiavano i propri schiavi con gli acquirenti ottomani o occidentali in cambio di rum, spezie, stoffe ed altri beni. La vendita di prigionieri e detenuti fu una pratica comune fra gli stati africani, turchi, berberi, e arabi nel corso dei secoli. In Africa la schiavitù è endemica da sempre.
Leggete questi dati impressionanti. Secondo gli storici , nel Senegal-Gambia ,tra il 1300 e il 1900, quasi 1/3 della popolazione si trovò in condizioni di schiavitù. Nei primi Stati Islamici della Savana Sudanese , inclusi l’Impero del Ghana (750-1076) , l’Impero del Mali ( 1235-1645) , l’Impero Bamana ( 1712-1861) e l’Impero Songhai , all’incirca 1/3 della popolazione rimase in una qualche maniera schiava . In Sierra Leone nel corso del XIX secolo circa la metà dell’intera popolazione era composta da schiavi. Sempre nell’800 almeno metà della popolazione risultava essere schiava in Camerun , Angola, parte del Niger e del Congo. E si stima che fino al 90% degli abitanti di Zanzibar ( grande mercato) fosse schiava.
La Anti-Slavery Society, fondata nel 1823, stimò che attorno al 1830 l’odierna Etiopia avesse 2 milioni di schiavi su una popolazione compresa tra 8 e 16 milioni. Qui la schiavitù continuò fiorente fino all’inizio della Guerra Italiana di Etiopia nel 1935, quando venne abolita per ordine delle forze di occupazione italiane. Quando il diritto inglese venne adottato per la prima volta nei territori dell’Impero Fulani ( Califfato di Sokoto, uno degli stati più potenti dell’Africa Subsahariana precedente la colonizzazione europea) e nelle aree circostanti del nord nigeriano sottomesse all’impero britannico , tra 2 e 2,5 milioni di persone si trovavano in condizioni di schiavitù. Nel settentrione della Nigeria la schiavitù fu bandita solo nel 1936.
Lo storico congolese Elikia M’A, fine ‘900, scrisse nel suo Le Monde Diplomatique : “ Il continente africano è stato sanguinariamente privato delle proprie risorse umane attraverso tutti i percorsi possibili : il Sahara, il mar Rosso, dai porti affacciati sull’oceano indiano, e dall’altra parte dell’oceano atlantico , 10 secoli di schiavitù a beneficio del mondo islamico (dal IX secolo fino all’800). Quattro milioni di schiavi esportati attraverso il mar Rosso, altri 4 milioni attraverso i porti dell’oceano indiano, forse ben 9 milioni lungo la rotta carovaniera delle Vie Commerciali trans-sahariane e da 11 ai 20 milioni attraverso l’oceano atlantico.”
Il famoso esploratore David Livingston commentò attraverso i suoi scritti il commercio e gli scambi di schiavi : stimò che almeno 80.000 africani morissero ogni anno prima di raggiungere i grandi mercati degli schiavi a Zanzibar , una volta il principale porto commerciale schiavista dell’intera Africa orientale; Zanzibar sotto il controllo dei commercianti arabi dell’Oman a partire dal XIX secolo ebbe 50.000 schiavi all’anno in transito.
Il nostro vecchio amico Charles Darwin, nel suo libro “Viaggio di un naturalista intorno al mondo” del 1839 , scrive a proposito della schiavitù : “E queste cose vengono commesse e sono giustificate da uomini che professano di amare se stessi, che credono in Dio, e pregano che la sua volontà sia fatta sulla terra ! Fa bollire il sangue e tremare il cuore pensare che noi inglesi e i nostri discendenti americani con il loro millantato grido di libertà, siamo stati e continuiamo ad essere tanto colpevoli”.
E’ poco noto che i primi schiavi deportati nelle Americhe erano di etnia europea. Essi, nella maggior parte dei casi, avevano un contratto di servitù debitoria, ovvero una schiavitù della durata di un certo arco di tempo prestabilito , oltre il quale la persona sarebbe stata libera. Il primo documento di vendita di schiavi bianchi di cui si ha notizia risale al 1612, circa 7 anni prima dei primi schiavi africani arrivati in Virginia . Nel 1625 il Re Giacomo II Stuart stabilì ufficialmente che tutti gli irlandesi detenuti nelle prigioni locali fossero avviati nelle Indie Occidentali, ed ivi venduti ai proprietari delle piantagioni. Durante questa fase vennero deportati circa 30.000 irlandesi , che a metà del 1600 costituivano la maggioranza degli schiavi delle colonie. Dal 1641al 1652 vennero venduti oltre 300.000 irlandesi come schiavi , compreso un congruo numero di bambini . Nello stesso periodo 52.000 individui soprattutto donne e bambini, furono venduti a Barbados e Virginia. Comune era la pratica dell’accoppiamento forzato tra schiavi africani e schiave europee col fine di risparmiare sull’acquisto di nuovi schiavi. Tale pratica fu abolita nel 1668, poiché……nuoceva ai profitti delle compagnie che importavano schiavi neri dall’Africa.
Poi col tempo, in Europa le cose cominciarono a cambiare. Lentamente.
La propaganda abolizionistica in Inghilterra ottenne dopo ripetuti tentativi il prima successo legislativo con un decreto del 1807 che proibì la tratta marittima degli schiavi. L’Inghilterra fu seguita dagli USA (1807), dai Paesi Bassi, (1.814), dalla Svezia ( 1815) e dalla Francia ( 1815); dagli stati dell’America Centrale e Meridionale (eccetto il Brasile) dal momento in cui acquistarono l’indipendenza; dal Portogallo ( 1830) . Il Congresso di Vienna si era pronunciato in linea di massima contro la schiavitù .La soppressione della tratta atlantica condusse in breve tempo all’abolizione della schiavitù nei pochi stati occidentali in cui ancora sopravviveva e nelle Colonie d’oltremare , con permanenza solo negli USA. Tra il 1883 e il 1886 cedette anche il Brasile , che aveva resistito per il timore che ne derivasse la rovina delle sue grandi piantagioni di caffè . Rimaneva soltanto il Continente Africano, dove la schiavitù era considerata come un fenomeno endemico.
Ma che fine hanno fatto i milioni di schiavi negri importati dall’Africa occidentale liberati in America?
Il 18 dicembre 1865 negli Stati Uniti entrò in vigore il famoso tredicesimo emendamento della Costituzione Americana , che aboliva ufficialmente la schiavitù. Questo emendamento venne assunto al termine di una sanguinosa e terribile guerra : la Guerra di Secessione Americana. I discendenti degli schiavi negri provenienti dall’Africa sono oggi gli Afroamericani, milioni di persone di nazionalità statunitense di origine africana. Alla liberazione degli schiavi da parte dei vari proprietari nei differenti Stati, ci fu un periodo di incertezza, di panico, di sbigottimento, di confusione.. Questa gente non era preparata alla libertà, non la conosceva, da generazioni. E non sapeva cosa fare, era preoccupata, spaventata, incerta. Attualmente sono circa 47 milioni . Per lungo tempo hanno subito una forte discriminazione raziale, assieme ai nativi americani, agli asio-americani, agli ispanici, latino-americani. Formalmente la discriminazione raziale è stata abolita a partire dalla metà del XX secolo e con il trascorrere del tempo è stata sempre più percepita come socialmente inaccettabile e moralmente condannabile. Tuttavia la politica di tendenza razziale rimane un fenomeno di ampia portata ed il razzismo implicito continua ancora ai giorni nostri determinando, in America, ampie disparità e disuguaglianze sociali ed economiche. Una rilevante stratificazione sociale su base raziale continua a manifestarsi nell’ambito occupazionale , nella ricerca dell’alloggio, nell’istruzione e nella formazione professionale. Il razzismo negli Stati Uniti rappresenta un fenomeno storico presente fin dall’epoca coloniale. Durante i secoli XIX e XX la segregazione raziale negli USA venne , mediante leggi , realizzata con la separazione delle persone e la restrizione dei loro diritti civili su base razziale: questa vietava od ostacolava l’accesso a strutture e servizi come alloggi, cure mediche, istruzione, lavoro e trasporti su base razziale. Tale separazione fu imposta agli afro-americani, legalmente o socialmente, secondo il cosiddetto principio di “separati ma uguali”. Ci sarebbero da scrivere interi volumi su questo argomento.
E ai giorni nostri come stiamo con la schiavitù ? Stiamo male, ragazzi, molto male.
Il lupo, quello di “ homo homini lupus” , ha perso il pelo ma non il vizio. La nostra Chiesa predica : ama il prossimo tuo come te stesso “….balle !
In alcune parti del mondo sopravvive duramente la schiavitù classica, quella tipica africana. E da noi, nei paesi sviluppati, brilla una schiavitù moderna, infida, crudele, e inarrestabile.
Ma ne parleremo un’altra volta. Solo qualche foto di seguito, dei giorni nostri.














































