Antonio Dal Prà geologo agosto 2022
Scarica il PDF: 42 – La schiavitu moderna
Non è purtroppo una storia divertente quella che leggerete. E’ una triste realtà e una vergogna infinita, che mostra delle dimensioni veramente impressionanti.
Sentite cosa sostengono alcuni studiosi del problema : dicono che oggi sono ridotte in schiavitù più persone rispetto a qualsiasi altro periodo della storia dell’uomo. Sembra incredibile. Eppure molti dati lo confermano. In rete si possono consultare decine e decine di studi, relazioni, rapporti sulla schiavitù moderna. Spesso le stime, come leggerete, sono contradditorie. Ma i numeri riportati sono sempre grandi numeri, impressionanti, impensabili. D’altra parte molti Stati sono restii a fornire informazioni, altri li nascondono per convenienza, altri ancora non si pongono il problema o ne sono complici. Ne consegue una grande difficoltà a definire le dimensioni di questo terribile e ignobile fenomeno.
E ’stato stimato, con numerose ricerche, che in passato, tra il quindicesimo e il diciannovesimo secolo , 13 – 15 milioni di persone sono state catturate in Africa e vendute come schiave ai commercianti europei : attualmente, dai dati di uno studio svolto tra il 2012 e il 2016 , pubblicato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro dell’ONU , risulta che ora almeno 40 – 45 milioni di individui, più del triplo rispetto al famoso periodo della famigerata tratta atlantica, siano soggetti ad una qualche forma di schiavitù. Lavori inumani e degradanti nei campi e nelle fabbriche, nelle miniere , nella prostituzione e nello sfruttamento domestico. Dilagano i matrimoni combinati tra minori e adulti, il reclutamento e l’uso di ragazzi e bambini soldato, la prostituzione spesso minorile. Donne e ragazze rappresentano oltre il 70% delle vittime. I bambini sarebbero il 25 % , circa 10 milioni .
Inoltre, secondo lo studio citato, nel mondo ben 218 milioni di minori di età compresa tra 5 e 17 anni sono vittime del lavoro forzato ; di questi , 152 milioni sono oggetto di sfruttamento minorile e almeno 73 milioni sono impiegati in lavori pericolosi. Lo sfruttamento minorile si concentra soprattutto in Africa, ed è prevalentemente legato al settore agricolo.
Attualmente la schiavitù esiste in molte forme diverse. Queste pratiche vergognose riguardano tutti i paesi del mondo e avvengono anche sotto i nostri occhi : ma noi giriamo la testa dall’altra parte. Anche perché la schiavitù moderna è un affare enorme. Per esempio molte imprese dei nostri stati moderni e civilizzati trasferiscono la loro produzione nei paesi poveri, sottosviluppati , dove viene impiegata manodopera sottopagata , schiavizzata, con l’impiego assai spesso di minorenni.
Insomma il lupo, quello di homo homini lupus , ha perso il pelo ma non il vizio…… E da noi , nei paesi sviluppati, brilla una schiavitù moderna , infida, crudele, perfida, mascherata e inarrestabile.
Insomma la schiavitù non è scomparsa : ha solo cambiato pelle. E’ una pratica che ha radici profonde. Da documenti prodotti dalle Istituzioni che studiano il fenomeno, risulta che nel 2017 le persone vittime della schiavitù moderna, in tutto il mondo, erano più di 40 milioni. Il giro d’affari della schiavitù nel mondo è miliardario, anche se le stime sono oscurate dall’omertà, dall’ignoranza, dalla povertà , dall’arretratezza dei sistemi giuridici, dalla limitatezza dei mezzi di tracciabilità. L’ International Labour Organization ritiene che i lavori forzati generino proventi illeciti per 150 miliardi di dollari l’anno. Pare che sia la seconda fonte di profitto della criminalità organizzata dopo le droghe.
E’ passato più di un secolo e mezzo da quando Abramo Lincoln ha abolito la schiavitù in America. Eppure ancor oggi sono milioni i lavoratori sfruttati sull’orlo della schiavitù ; e i confini tra questa e i lavori più infami e degradanti è labile. L’ultimo paese a vietare il possesso di esseri umani è stata la Mauritania, nel 1981 : ma la legge vale poco, perché in quel paese come in altri, questa pratica è ancora diffusa.
Alla fine del XIX secolo quasi tutta l’Africa era divisa in colonie di stati europei, e praticamente tutti i regimi coloniali avevano imposto l’abolizione della schiavitù. Nel continente africano tuttavia il commercio continuava in paesi come l’Etiopia, che lo proibì solo nel 1932 con la conquista italiana di De Bono. Un’altra pietra miliare fu la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, il cui articolo 4 vietava la schiavitù in tutte le sue forme.
E’ ben noto che , tra la metà del XIX secolo e la metà del XX secolo tutti gli Stati, in tempi diversi , abolirono dapprima il commercio degli schiavi (la tratta) e poi la schiavitù. Fu un enorme sconquasso, sia economico che sociale. Milioni di persone, in America, si trovarono libere , senza conoscere cosa fosse la libertà, preoccupati, spaventati, increduli, insicuri, smarriti.
Dei 45 e 50 milioni di individui attualmente schiavizzati , indicati dalle stime, più della metà vive in cinque Paesi : India, Cina, Pakistan, Bangladesh, Uzbekistan. Oltre il 4 % della popolazione della Corea del Nord può considerarsi in schiavitù. Uno stato in cui la schiavitù è oggi ancora molto diffusa è la Mauritania.
Le Istituzioni Sociali dell’ONU hanno redatto un indice dei Paesi dove sopravvive una qualche forma di schiavitù : sono ben 167 questi Paesi. C’è persino l’Italia, al 141° posto : vi si troverebbero circa 130.000 persone in stato di schiavitù, impiegati soprattutto nell’agricoltura.
In tutta Europa 1,2 milioni di persone possono considerarsi schiave. In Turchia e Macedonia lo 0.6% della popolazione è in condizioni di schiavitù. Le guerre in Iraq, Afghanistan, Siria, Yemen, Libia hanno acutizzato il problema, con il flusso di migranti e rifugiati, assai spesso schiavizzati prima di raggiungere i Paesi Europei.
I continenti più problematici sono l’Asia e l’Africa. Ma ci sono sacche di schiavitù in Sudamerica, nei Balcani, nell’Est Europeo.
L’ILO ( Organizzazione Internazionale del Lavoro) ha stimato in 12 -13 milioni le persone sottoposte a sfruttamento sessuale, per un volume complessivo di affari sporchi di 32-34 miliardi di dollari l’anno. La tratta a scopo di sfruttamento sessuale è diffusa in tutto il mondo e spesso in mano ad organizzazioni criminali internazionali che reclutano e catturano le donne con la forza, la minaccia, l’inganno, e anche con mezzi più subdoli, approfittando delle condizioni di povertà e di ignoranza.
Secondo recenti studi, in Italia la prostituzione ha un giro di affari di circa 90 milioni di eu al mese , che coinvolge da 75 mila a 120 mila donne vittime di tratta , prostituzione coatta, violenze. Il 65% sono africane (Nigeria) , il 22% sudamericane, il 10% albanesi, il 9% bulgare, il 7% moldave. Le restanti provengono da Ucraina, Cina e altri paesi dell’Est. Sono frequenti le ragazze tra i 15 e i 17 anni, spesso adescate attraverso la promessa di lavoro, le minacce, i ricatti alle famiglie.
La schiavitù moderna è un enorme business. Come vi ho scritto sopra, secondo uno studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, la schiavitù moderna genera profitti annuali di 150 miliardi di dollari . E i profitti maggiori sono nei paesi industrializzati. Naturalmente, guadagni e omertà brillano.
Questo fenomeno non riguarda solo aree disagiate di paesi poveri , ma anche paesi ricchi, come l’Italia. Qui migranti neri sono impiegati nella raccolta degli agrumi e degli ortaggi in condizioni di sfruttamento e in contesti abitativi degradanti, senza alcuna tutela igienica, con paghe al di sotto del minimo salariale, e sottoposti al “caporalato”.
Una accurata ricerca sul Global Slavery Index svolta da The Walk Free Foundation nel 2016 ha stimato che circa il 13,6 % della popolazione dell’Africa subsahariana è vittima di sfruttamento sul lavoro. Il fenomeno è accentuato nei paesi con violenze interne, povertà e instabilità politica e corruzione. Le percentuali maggiori di nuovi schiavi si trovano nella Repubblica Centroafricana, nella Repubblica Democratica del Congo, in Somalia, nel Sud Sudan, in Mauritania, ma anche in Gana, in Nigeria, in Sud Africa e in Etiopia.
Qualche dato. In Ghana si contano oltre 105 mila persone vittime di sfruttamento, di cui l’85% impiegate in industrie ittiche e agricole , lavoro manuale, e in fabbrica. Il restante 15 % è composto da donne e ragazze costrette a contrarre matrimoni combinati. In Nigeria invece la maggior forma di sfruttamento è il lavoro domestico. In Sud Sudan le zone di accoglienza dei rifugiati si sono trasformate drammaticamente in mercati del sesso a causa della prostituzione coercitiva. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale dell’Emigrazione , la Nigeria è uno dei paesi di origine più comune per il traffico di esseri umani a scopo sessuale. In Togo la povertà spinge le famiglie ad affidare i minori alle organizzazioni di sfruttamento. In Burundi e in Senegal migliaia di minori sono reclutati per l’accattonaggio in cambio di vitto e alloggio.
Esiste un diffuso e deplorevole fenomeno dello sfruttamento di bambini come soldati nei conflitti armati, nella Regione Subsahariana. Nel 2015 le Nazioni Unite hanno stimato in 10.000 i bambini soldato nella Repubblica Centroafricana.
E’ stato valutato che oggi sono più di 300.000 i minori di 18 anni attualmente impiegati in conflitti nel mondo. Centinaia di migliaia di bambini-soldato hanno combattuto nell’ultimo decennio , alcuni negli eserciti governativi, altri nei gruppi di guerriglia e di opposizione. La maggioranza di questi hanno da 15 a 18 anni , ma ci sono reclute anche di 10 anni. Alcuni sono regolarmente inquadrati negli eserciti dei loro paesi, altri fanno parte di armate irregolari di opposizione ai governi. Anche le ragazze, sebbene in minor misura, sono reclutate e probabilmente costrette a stupri e a prevaricazioni sessuali. In Etiopia, per esempio, si stima che le donne e le ragazze formino un quarto delle forze di opposizione armata. Si dice che alcuni ragazzi aderiscano come volontari. In questi casi le cause sono : la fame, il bisogno di protezione, la voglia di vendetta per i soprusi subiti da loro o dai familiari.
Il problema dei bambini-soldato è più grave in Africa e in Asia. Un rapporto presentato qualche anno fa a Maputo indicava in 120.000 soldati con meno di 18 anni in Africa. Negli ultimi 15 anni è documentata la partecipazione a conflitti armati, di bambini dai 10 ai 16 anni in 25 Paesi. Alcuni sono soldati a tutti gli effetti , altri usati come portatori di munizioni e viveri, con ruoli di supporto.
L’Agenzia specializzata delle Nazioni Unite ( United Nations Office on Drugs and Crime ) sostiene che dal 2014 il traffico umano ha coinvolto soprattutto donne e bambini, indicando ancora una volta la regione dell’Africa subsahariana come la maggiore piazza di traffico di donne oggetto di sfruttamento sessuale ai fini commerciali.
Il fenomeno della tratta degli esseri umani e il loro sfruttamento in lavori degradanti coinvolge anche l’Europa, essendo strettamente correlato con il problema dei migranti. Nelle zone colluse con la mafia, l’arrivo dei migranti è maggiore, come è maggiore il rischio della riduzione delle persone in schiavitù. L’Italia è stata spesso coinvolta in scandali che hanno riguardato la scomparsa di migliaia di minori non accompagnati , probabilmente reclutati dalle mafie in lavori illeciti, spesso regolati dal fenomeno del caporalato.
Come già scritto, la schiavitù è un grande affare. Genera globalmente 150 miliardi di dollari l’anno di profitti, più di un terzo dei quali (46,9 miliardi) nei paesi sviluppati, compresi quelli dell’Unione Europea. Se due secoli fa i trafficanti di schiavi erano costretti a fare i conti con viaggi costosi e con tassi di mortalità molto alti, gli sfruttatori moderni hanno spese molto più contenute , grazie ai grandi progressi nell’ambito della tecnologia e dei trasporti. A causa dei moderni flussi migratori inoltre c’è una grande disponibilità di persone vulnerabili e quindi sfruttabili , a cui possono attingere le filiere nel campo dell’agricoltura, della cosmetica, della moda e dell’industria del sesso.
Secondo l’esperto di schiavitù Siddhartah Kara , i moderni trafficanti di schiavi di oggi guadagnano 30 volte di più rispetto a quanto avrebbero fatto i loro omologhi del XVIII e XIX secolo. Secondo le stime di Kara , oggi uno schiavo ha un costo singolo di circa 450 dollari. Un lavoratore forzato produce per il suo sfruttatore circa 8.000 dollari di profitti annui, mentre i trafficanti nell’industria del sesso guadagnano in media 36 mila dollari l’anno per ogni vittima.
“Oggi la schiavitù è più redditizia di quanto avrei potuto immaginare, dice Kara. I profitti per un singolo schiavo possono andare da poche migliaia di dollari a diverse centinaia di migliaia di dollari all’anno. E’ importante rilevare che le stime sono influenzate anche dai tassi demografici globali : i primi 10 paesi con i più elevati numeri di vittime sono anche tra i più popolosi al mondo. Secondo il Global Slavery Index , in questi 10 paesi ( Cina, Repubblica Democratica del Congo, India, Korea del Nord, Indonesia, Iran, Nigeria, Pakistan, Filippine e Russia ) vive complessivamente il 60% circa di tutte le persone ridotte in schiavitù……”.
Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine ( UNODC) anche l’aumento dei conflitti violenti registrato in tutto il mondo negli ultimi 30 anni ha contribuito a far aumentare il numero di persone a rischio di schiavitù. Gruppi armati e terroristi si danno alla tratta di esseri umani per dimostrare di controllare la comunità o per aumentare il loro potere reclutando bambini-soldato o concedendo schiave sessuali come premio per le nuove reclute. La schiavitù è illegale in tutto il mondo , e nonostante ciò è dilagante. Nel 2018 , sebbene più di 170 paesi si siano impegnati pubblicamente a sradicarla, secondo il GSI solo 122 hanno criminalizzato la tratta di migranti, e solo 38 hanno criminalizzato i matrimoni forzati.
La tratta degli esseri umani è solo uno dei modi per ridurre in schiavitù una persona. Mentre secoli fa era comune per un commerciante di schiavi comprare un altro essere umano, e “possedere” quella persona come se fosse un oggetto di sua proprietà , oggi la pratica è molto più insidiosa.
La moderna tratta di esseri umani implica il reclutamento, il trasferimento o l’acquisizione di un individuo per mezzo della coercizione, del rapimento, della frode o della forza con l’obiettivo di sfruttarlo. Questo sfruttamento può spaziare dal lavoro forzato al matrimonio forzato o al sesso in cambio di danaro, e lo sfruttatore può essere chiunque , un estraneo, un vicino o un familiare. La maggior parte delle persone è vittima di tratta entro i confini del paese di origine , ma possono anche essere trasferite all’estero. Nella maggior parte dei casi le persone vittime di tratta sono costrette ai lavori forzati. Spesso la vittima è indotta a credere di aver ricevuto una offerta di lavoro ben retribuita in un’altra città o in un altro paese . Le vittime scoprono di dover pagare per il trasporto, l’alloggio, e altro al datore di lavoro. E rimangono intrappolate in un legame debitorio.
Purtroppo noi giriamo la testa dall’altra parte. Ce ne freghiamo se i prodotti lussuosi che acquistiamo provengono dall’India o dalla Cina che utilizzano spesso bambini o lavoratori sottopagati e schiavizzati. Non ci importa se i nostri cellulari e i nostri computer sono costruiti con i preziosi e rari metalli provenienti dalle miniere africane e scavati da minori o poveri disgraziati costretti al lavoro forzato per fame. Non ci preoccupiamo più di tanto se nel nostro mare mediterraneo muoiono annegati centinaia e centinaia di migranti neri, spinti dalla fame e per sfuggire a situazioni di schiavismo. Non ci importa se da noi centinaia e centinaia di neri immigrati con i barconi sono costretti, per sopravvivere, ad una vita disgraziata, condizionata dalla raccolta dei pomodori o altro con compensi e alloggi degradanti. Non facciamo caso se in Italia ogni anno scompaiono centinaia di minori stranieri arrivati sulle nostre coste come profughi.
E alla fine di questa pesante e sterile lettura , resa difficile da un miscuglio di dati pescati qua e là in rete, dobbiamo pur fare qualche considerazione.
Ragazzi , io non voglio fare il moralista, ci mancherebbe. Ma c’è poco da dire : di questa terribile e vergognosa situazione, nella nostra spudorata indifferenza, siamo tutti colpevoli.
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