46   – ……le ho incontrate nei miei viaggi girovagando qua e di la’

Misteriose, altere, povere, sottomesse, diversissime, infaticabili

Antonio dal Prà      geologo      novembre  2022

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Negli ultimi trent’anni  Silvana ed io abbiamo viaggiato molto. In numerosi paesi , soprattutto in Africa, in Sudamerica e anche verso oriente. Paesi di solito strani, particolari, misteriosi, spesso difficili, disagiati e con qualche pericolo. Ma ci spingeva la curiosità , la voglia di vedere gente diversa da noi.  All’inizio eravamo ancora giovani, con entusiasmo e anche un poco spericolati.  Silvana mi diceva che i viaggi nei paesi facili, moderni, simili al nostro, li avremmo fatti quando saremmo stati anziani. Ora siamo diventati vecchiotti, ma abbiamo continuato a vagabondare in paesi “ diversi “ : gli ultimi due, visitati appena prima della pandemia da coronavirus sono stati la Mauritania e il Vietnam del Nord.  Dell’Europa e del Nord America conosciamo pochissimo : pensate che non sono mai stato a Londra. Una vergogna, mi dicono.

Durante il nostro girovagare , sempre accompagnati da indispensabili guide locali , abbiamo incontrato la gente dei villaggi, dei paesini,  cercando di famigliarizzare, di osservare il loro modo di vivere. Curiosando, entrando nelle loro abitazioni con molta discrezione e sempre preceduti dall’accompagnatore locale. E ci siamo imbattuti in moltissime donne, nelle capanne, nei mercatini, al lavoro nei campi, ai pozzi per attingere acqua, nei boschi a fare legna.

Donne diversissime, evidentemente, visto che abbiamo girovagato per paesi molto differenti tra di loro, da nord a sud, da est ad ovest. Diverse per colore della pelle : dal nero carbone al bianco avorio, con tutte le tonalità intermedie. Diverse per la forma degli occhi : da piccole fessure appena aperte a spiraglio fino a palle rotonde. Diverse per i capelli : da crespi , aggrovigliati e corti fino a lunghe chiome dritte . Diverse per la forma del naso : da sottile e appuntino fino a schiacciato e largo. Diverse per il modo di vestire : dalle palandrane nere a forma di sacco dove neppure gli occhi erano visibili, fino alle vesti  e ai copricapi  sgargianti di colori. Diverse per il modo si esposizione della persona : da quelle incappucciate e invisibili fino a quelle a seno scoperto senza problemi. Molto diverso anche l’atteggiamento verso di noi, che spesso in modo inusitato  o differente dalle loro abitudini entravamo nel loro ambiente come estranei.  In certi paesi erano loro pure curiose , disponibili, sorridenti. In altri, non potevi neppure guardarle, ti cacciavano , gridavano , rifiutavano ogni contatto. S’imponevano la religione, le consuetudini, la tradizione, il sospetto.

Le differenze possono essere marcate anche all’interno dello stesso paese, spesso distinto in decine e decine di tribù con usi diversi. Evidenti sono i segni lasciati dalla dominazione coloniale europea, sui confini spesso artificiali tra gli stati, ma talora anche sui costumi e soprattutto sulla lingua ufficiale, come il francese, l’inglese, lo spagnolo, il portoghese. Sia in Africa che in Sudamerica. I dialetti poi sono centinaia. In certe zone dell’Africa, per dialogare con la gente del posto si dovevano usare la guida, che traduceva al poliziotto che ci seguiva, il quale traduceva ai locali.

Ho incontrato donne molto belle in Somalia, in Etiopia, in Brasile, in Tailandia : pelle vellutata e liscia, senza peli o foruncoli, alte, profilo sottile e dolce del viso. Nei paesi del Nordafrica, della Persia, dell’Irak spesso le donne sono pelose, baffute con pelacci neri.

Le donne dei paesi dove ho girovagato hanno la prerogativa di mantenere, molto più degli uomini, le usanze, le tradizioni, i costumi locali , tipiche delle loro origini. I maschi tendono ad “occidentalizzarsi”, a scopiazzare il modo di vita che osservano nei paesi cosiddetti progrediti o sviluppati, assumendone spesso anche i vizi. E talora, vestiti con jeans, timberlands, ray ban, costringono con violenza le donne a indossare burka e palandrane varie.

Naturalmente vi racconto dell’aspetto esteriore. Pericoloso addentrarsi in argomenti più intimi, sulle loro abitudini , sulle loro tradizioni, sulla loro religione. Meglio lasciar perdere argomenti come l’infibulazione delle bambine, comunissima in molti paesi africani; oppure sull’esagerato numero di figli che producono, come macchine da riproduzione, finché possono;  o sul velo,  sul chador , il burka, il jilbab che sono costrette ad indossare. Problemi gravi evidentemente , ma certamente lontanissimi dalla nostra portata.  Difficile, impossibile descrivere nella loro diversità le donne che ho incontrato. Mi resta solo di farvi vedere alcune foto raccolte nei miei viaggi girovagando qua e là, che mostrano molto di più di quello che potrei descrivere.

  

    Buthan   2010

   Birmania  1986

Camerun  2011

  Cina  2001

Cuba  2008

Etiopia del Nord  2005

Etiopia del Sud  2006

 

  Iran     1993

Kenya – Rift Valley   1992

Kenya Masai  2011

Kyrzygistan   2017

India – Laddak  1989

Madagascar   2010

Mali  2003

Marocco     Montagne dell’Atlante  1978

Mauritania  2017

Guatemala  1990

Mongolia  2009

Namibia  2002

Nepal  1984

Pakistan  1980

Peru’  1988

Rajastan  1995

Senegal    Gambia  2005

Somalia    1981 – 1985

Sri Lanka  2012

Sudan    2002

Tibet  1994

      Tunisia  1977

     Turchia  1979

   Vietnam del Nord   2018

Yemen   2007

Zanzibar   2006

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