66   –   Bordelli e geologia

un connubio impensabile   scherzoso   curioso   pruriginoso

Antonio Dal Pra’    geologo                  gennaio 2024

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Alla fine degli anni ’50 ero studente universitario a Padova. Tentavo di  diventare geologo. C’era una sana goliardia, non si faceva politica allora. Non si studiava  molto. Liberi dalle strette regole del liceo, ci si divertiva. La caccia alle matricole, il papiro, le osterie, le ragazze,  il tribuno, il cappello universitario. Il mio era verde, indicava la Facoltà di Scienze. L’8 febbraio si faceva festa : migliaia di studenti con mantelli colorati si impossessavano della città, le osterie erano piene , canti goliardici,  le bretelle degli autobus venivano staccate continuamente, agli incroci si dirigeva il traffico, la gente veniva fermata per chiedere quattro soldi, una confusione terribile, vociante, allegra. Schiamazzi, qualche urlo, cortei ,  gazzarre.  E i casini, i bordelli intendo,  invasi  con disperazione delle tenutarie, le zie, che cercavano di cacciar fuori gli studenti scatenati. Tanto non avevano soldi per consumare, entravano solo per sbirciare le ragazze mezze nude. Polizia, carabinieri e vigili se ne stavano quietamente nelle caserme. La goliardia per quel giorno era padrona della città.

Gli Istituti  di Geologia e di Mineralogia che frequentavo svogliatamente si trovavano ad un angolo del grande incrocio di fronte alla Cappella degli Scrovegni, a ridosso del ponte sul Bacchiglione. E guarda caso, a poche centinaia di metri erano in attività due bordelli , due case di tolleranza per essere chiari, nel vicino vecchio borgo di Santa Lucia. E guarda caso, al mattino tra la lezione di Mineralogia e quella di Geologia c’era un intervallo vuoto di un’ora. Cosa fare per riempire quel buco se non andare a fare una visitina ai due casini, con i libri sotto il braccio, in attesa della lezione successiva. Nacque così il connubio tra la geologia e i casini. Si entrava nella saletta  di attesa dove stazionavano le signorine nelle poltrone aspettando i clienti, discinte e ammiccanti. Naturalmente le tenutarie, una delle due si chiamava la Norma , molto famosa, ci conoscevano e ci permettevano per pochi minuti di ammirare le donzelle per gustare l’occhio e poi ci cacciavano sorridendo ma  energicamente.  Erano due i casini, come dicevo : uno a buon mercato, malandato, con ragazze anzianotte, che funzionava da nave-scuola,  soprattutto per i soldati delle numerose caserme della città e per gli studenti che riuscivano faticosamente a racimolare i soldi per la marchetta; e un altro elegante, per signori, ben arredato, con signorine avvenenti e giovani. Inavvicinabile per noi studenti, per la tariffa molto salata. Potevamo solo buttar dentro la testa : la Norma, la direttrice, appena ci adocchiava, afferrava uno spruzzatore per le zanzare e ci innaffiava per farci uscire.

Padova era ben nota per i suoi casini. Fruttavano bene, erano molto frequentati : commercianti e  agricoltori benestanti dei paesotti vicini, combinati i loro affari nelle piazze, passavano dalle osterie, numerose in città , ai casini per finire in bellezza. E poi c’era la folla dei militari in libera uscita, mollati dalle numerose caserme, e infine gli studenti che affollavano le mense universitarie a basso prezzo per risparmiare e racimolare i soldini per le marchette.

Tariffari nel tempo

L’8 febbraio , in occasione della famosa festa goliardica, nel vecchio  Borgo Santa Lucia la Norma apriva le porte del casino agli studenti universitari, che potevano consumare gratis. Centinaia e centinaia di giovani scatenati, con cappelli appuntiti e mantelli  colorati , riempivano il vicolo con schiamazzi, canzonacce, spintoni. Solo pochi ,  pochissimi , riuscivano a raggiungere la meta.

Padova era da tempo una città godereccia. La prostituzione aveva radici profonde. Quelli che si sono occupati dell’argomento sostengono che i motivi erano tre : l’imponente presenza di militari soprattutto durante la prima guerra mondiale, la presenza di una grande università con decine di migliaia di studenti e infine la piazza  dei commercianti di bestiame e della Borsa Merci che quotava granaglie e pollame. Lo stuolo di commercianti che si riversava in città, soprattutto al sabato, notoriamente teneva in tasca rotoli di banconote che spendevano facilmente. Dopo la mattinata d’affari andavano in ristorante e poi si riversavano nei casini del centro storico. La domanda era dunque altissima e l’offerta ben organizzata. In tutte le case erano esposte le tariffe delle marchette.  Raccontano che tra i consumatori c’erano anche persone importanti, come il federale , alcuni gerarchi e ogni tanto qualche alto prelato del vicino vescovado. Ogni due settimane il gruppo delle signorine cambiava, arrivava la quindicina nuova. In casino , nell’attesa di scegliere e salire in camera, si chiacchierava o si leggeva il giornale. I bordelli erano statali, regolamentati con precisione, nelle tariffe, nelle tasse, nelle licenze di esercitare, nella schedatura delle lavoranti. Esistevano vari tipi di prestazioni e di durate dell’incontro, con le relative tariffe, diverse tra una casa e l’altra, in relazione alla bellezza e all’età delle ragazze e alla signorilità e pulizia della casa. Nei documenti a disposizione si legge che Il controllo sanitario era rigoroso : visite periodiche di un ufficiale sanitario, che controllava le signorine e anche la pulizia dei  locali.

Sia ben chiaro, tutte le città italiane avevano i loro bravi casini, come è ampiamente documentato. A Firenze uno dei posti più vivaci e caratteristici in tal senso era Piazza della Passera. Sembra impossibile, ma è riportato che Napoli arrivò ad annoverare fino al 1958 circa 900 case chiuse. A Torino in zona Quadrilatero Romano, pieno centro,  via Conte Verde era piena di postriboli. A Roma era rinomato Borgo Pio, al confine con il Vaticano.  Milano in zona Brera, tra via Fiori Chiari e via Fiori Scuri, i bordelli pullulavano. Sono dati contenuti in una  nutrita serie di documenti, impossibile avere molti dubbi.

Poi accadde la tragedia, l’impensabile, l’imprevedibile, per molti come un fulmine. La senatrice Lina Merlin , socialista, veneta , riuscì a far approvare dal Parlamento Italiano la legge che aboliva le case chiuse.  Con 385 voti favorevoli e 115 contrari il Parlamento Italiano chiuse in un sol colpo 687 case di tolleranza. Era il 1958. Io frequentavo il secondo anno di università e i due casini vicini sbarrarono i cancelli. Alla mezzanotte del 20 settembre di quell’anno funesto tutti i casini chiusero le porte. La Sen. Merlin aveva impiegato 10 anni di battaglie parlamentari per cancellare, diceva,  la vergogna di uno Stato che faceva cassa con i bordelli. La Goliardia padovana protestò vivacemente, sconvolta. Folti gruppi di studenti, bardati di mantelli e cappelli colorati, andarono a schiamazzare e a fare casino davanti ai bordelli. Alcuni, numerosi, imbastirono una specie di funerale con una cassa da morto e in processione fecero il giro di tutti i bordelli della città. Altri andarono sotto le finestre dell’abitazione della Senatrice e bruciarono l’effige della nemica delle marchette. La stampa si divise in due, i favorevoli all’abolizione perché uno Stato non poteva guadagnare sulla prostituzione, e i contrari per il timore della diffusione di malattie veneree dicevano, ma anche per un’altra ragione.

I numeri delle ragazze nelle case di piacere erano importanti : nel 1881 = 10.422, nel  1948 = circa 4.000, nel   1958 = 2560.

La legge Merlin abolì i bordelli , ma non la prostituzione, che non è punita  : sono puniti l’adescamento e il favoreggiamento. La conseguenza fu che la prostituzione continuò sulle strade e nelle case private, senza alcun controllo. Da settimane le signorine dei casini, furbacchione, per continuare la loro ben richiesta attività,  davano ai clienti affezionati i nuovi indirizzi di casa per il loro lavoro esterno.  Tra i più strenui oppositori della legge Merlin ci fu anche Indro Montanelli, che nel 1956 pubblico un articolo  diventato famoso , Addio a Wanda : scrisse  “in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede Cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia”. La nostalgia del casino non passò in fretta. Nel 1965 Giancarlo Fusco pubblicò  Quando l’Italia tollerava : racconti e testimonianze pieni di rimpianto di personaggi noti , come Alberto Bevilacqua,  Giovanni Comisso,  Dino Buzzati ,  Luigi Silori, Mario Soldati,  Ercole Patti,  Cesare Zavattini,  Vincenzo Talarico.

Oggi a Padova e dintorni i luoghi di incontro con le ragazze ci sono ancora e numerosi. Hanno cambiato nome: non più casini,  bordelli,  lupanari,  postriboli,  case di tolleranza,  case chiuse,  case di piacere. Si chiamano ora centro massaggi cinesi, centro massaggi orientali, centro massaggi rilassanti, club privè.  Se entrate nel web , trovate centinaia e centinaia di offerte, con foto, elenco delle prestazioni e talora anche la tariffa minima. E’ mutata anche la tipologia delle signorine, che ora si chiamano dolcemente e piacevolmente escort : la Nigeria fornisce abbondantemente ragazze colorate, la Cina e gli altri paesi orientali ragazze con gli occhi a mandorla, il Sudamerica ragazze dalla pelle dorata e liscia. Insomma si può trovare di tutto e molto abbondantemente. Le offerte in rete superano ormai ogni altro prodotto, compresa la Nutella e le arance di Sicilia. Le frequenti statistiche riportano che  attualmente in Italia esercitano dalle 50 alle 70 mila prostitute, di cui 25.000 straniere. Il 50% lavora in case private. Non ci credete ? Mah!  Provate a fare quattro conti dopo aver osservato le offerte in rete.

Dopo la chiusura, sia in Italia che all’estero, è pian piano scomparso il filone di racconti e scritti  letterari ambientati nei casini. Per trovare qualcosa sull’argomento occorre rivedere alcune scene dei film del vizioso e simpatico Tinto Brass, quello col mezzo sigaro in bocca, oppure andare a spolverare vecchi romanzi anche di autori italiani, come lo scrittore e giornalista Pitigrilli. Ma qualche anno fa, precisamente nel 2006, Andrea Camilleri ha pubblicato un divertente romanzo, La Pensione Eva, nel quale ha fatto rivivere la vita di un bordello, luogo di peccaminosa attrattiva, ma dotato anche di un  particolare fascino misterioso e surreale.

Ma non impressionatevi più di tanto. Sappiate che ancora oggi molti Stati sono forniti di bordelli ben organizzati e permessi, che rendono molto alle casse pubbliche . Per restare nella nostra puritana Europa, case di tolleranza sono aperte in Olanda, Germania, Austria, Svizzera, Grecia, Spagna. In altri sussiste il divieto di aprire postriboli , ma viene permessa la prostituzione, che si organizza da sola : oltre all’Italia, anche Belgio, Danimarca, Finlandia, Portogallo, Inghilterra.  Alleluia, alla salute. La domanda continua e il mercato offre.

Insomma, ce n’è  per tutti i gusti.   In molte importanti città i centri di prostituzione organizzata e controllata dallo stato o dai privati, i centri di piacere del sesso, i famosi centri a luci rosse , sono molto famosi, frequentati e redditizi. Dal Nevada ad Amsterdam, Parigi e Bangkok. Dappertutto.

Thailandia a luci rosse

Ma c’è di più :  i quartieri a luce rossa hanno spesso occupato un posto nella mente di artisti, scrittori, moralisti, viaggiatori, storici,  per secoli. Una moltitudine vastissima di documenti lo attestano.

Ecco qualche dato su alcuni  ben noti  centri a luci rosse in giro per il mondo.

 Il mercato di Patpong a Bangkok in Tailandia è un insieme di centinaia di club e bar dove si trovano folle  di ragazze pronte a soddisfare. Ad Amsterdam , nel cuore della zona vecchia della città,  le lavoratrici del piacere, belle ragazze eleganti e provocanti,  si mostrano nelle vetrine lungo le strade del De Wallen,  il quartiere a luci rosse più famoso al mondo  e una grande attrazione per il circuito turistico della città.  A Kabukicho nella città di Tokio in Giappone, i club ospitanti le hostess sono una meraviglia.  A Calle Pedro Clisante nella città di Sosua nella Repubblica Dominicana c’è il fulcro della vita notturna e della prostituzione, dove si riversano folle di ricchi canadesi, americani ed europei a soddisfare i loro pruriginosi desideri. Nello Schipperskwartier di Anversa  sorge un quartiere a luci rosse famoso per la sua pulizia e per la tranquillità, con la Villa Tinto al centro che a caro prezzo attira  chi cerca sesso sicuro. In Nevada , Las Vegas è la patria della prostituzione legalizzata : club, spettacoli, case da gioco, locali vari offrono sesso spigliato e costoso. In Brasile, a Rio de Janeiro nei quartieri di Ipanema, Villa Mimosa, Copacabana si trovano allegri bordelli nelle strade a ridosso della meravigliosa spiaggia. Famoso per il sesso a pagamento è anche il quartiere di Reeperbahn  a St. Pauli ad Amburgo in Germania. In Cina la città di Dongguan, nel cuore industriale del paese, è la capitale del sesso cinese : vi lavorano 300.000 prostitute e il settore impiega stabilmente 800.000 addetti. In India la prostituzione sia femminile che maschile è molto diffusa : nel 2007 è stata segnalata la presenza nel paese di circa 3 milioni di persone che lavorano nel mercato del sesso.  E mi fermo qui. Ma se volete saperne di più, accendete il vostro p.c. ed entrate in rete.

     Bordello in Nevada                                                                     Bordello in India

Un discorso a parte meritano i bordelli militari di guerra , di cui tra l’altro esiste una abbondante letteratura.

Bordelli militari tedeschi vennero creati dalla Germania nazista durante le Seconda Guerra Mondiale in gran parte nell’Europa occupata,  ad utilizzo dei soldati della Wehrmacht e delle SS. Fino al 1942 vi erano circa 500 postriboli militari. Secondo la documentazione presentata al famoso processo di Norimberga a fine guerra, 34.140 donne europee furono costrette a prostituirsi durante l’occupazione tedesca dei loro paesi , assieme a prigioniere  dei campi di concentramento. I bordelli servivano i militari a ridosso del fronte di guerra. In molti casi nell’Europa dell’Est e  del Nord , le donne e le ragazze venivano rapite nelle strade delle città occupate da gruppi di militari tedeschi per fornire i postriboli , soprattutto in Polonia. In Francia la Wehrmacht costituì un sistema di un centinaio di bordelli già prima del 1942. In tutti i lager dove venivano eliminate barbaramente centinaia di persone al giorno, oltre ai forni lavoravano anche i bordelli per i militari tedeschi, con ragazze prelevate tra le detenute nei campi di concentramento.

Donne detenute nei campi nazzisti

Nei primi mesi della Grande Guerra , in Italia , dietro le linee di combattimento, spuntarono numerosi postriboli militari, spesso su carovane che avanzavano o retrocedevano a seconda dei vari spostamenti del fronte. Le prostitute, ragazze già del mestiere prima della guerra, erano una costante presenza che accompagnava il soldato nella  durissima vita bellica di prima linea.  I sogni del povero militare erano due :  non morire e il riposo della seconda linea con casini disponibili. I bordelli militari furono istituiti fin dai primi mesi del conflitto ed erano molto diffusi nelle immediate retrovie del fronte e soprattutto nelle cittadine in cui i poveri militari, scampati al macello, erano inviati a passare un breve periodo di licenza. In particolare a Vicenza , grande centro logistico militare, c’erano ben 25 case di tolleranza. Dati storici riportano che  un bordello di Palmanova permetteva di soddisfare 900 militari al giorno, mentre un altro ad Asiago si vantava di avere a rotazione circa 600 prostitute.

Casini nella Prima guerra mondiale in Italia

La presenza dei bordelli militari fu osteggiata dalla Chiesa Cattolica, soprattutto dal Vescovo di Padova , ma i vertici militari  e soprattutto Cadorna li riteneva indispensabili per sollevare il morale dei soldati e distrarli dalle atrocità della prima linea, dove ogni giorno rischiavano la morte. L’11 giugno del 1915 lo stesso generale Cadorna sollecitò la creazione di appositi locali accessibili soltanto ai militari , la cui attività era regolamentata dall’esercito, con rigide norme igieniche e di comportamento.

Tuttavia le malattie veneree erano molto diffuse e la sifilide, che veniva diagnosticata ai soldati con l’esame Wasserman, provocava spesso il decesso. Nei tre anni di guerra dal 1915 al 1917  morirono di sifilide ben 5.414 soldati italiani. Le prostitute erano sottoposte a ritmi di lavoro durissimi : ricevevano in media 80 uomini al giorno, con punte anche di 120 prestazioni giornaliere. Davanti ai casini stazionavano sempre  lunghe file di militari, che aspettavano il loro turno. La durata massima della prestazione era di 10 minuti. Il costo imposto era di 1 lira e 50, mentre il soldo del soldato al fronte era di 50 centesimi al giorno, nel 1915.

La vita dei bordelli militari italiani è stata raccontata in alcune opere letterarie di importanti scrittori che hanno partecipato alla grande guerra, in particolare “L’alcova di acciaio” di Filippo Tommaso Marinetti.

Si dice che la prostituzione sia il lavoro più antico del mondo. Quel che è certo rimane un fatto :  l’uomo, furbacchione per natura, si avvide ben presto che quel mestiere rendeva soldini e provvide con risolutezza ad organizzarlo , sfruttando naturalmente  povere donne , schiave o costrette dalla povertà o da credenze religiose. Fu così che nacquero i bordelli, i postriboli, i lupanari, le case di piacere, le case di tolleranza, le case di appuntamento, le case chiuse, i casini. Chiamateli come volete, sempre quelli sono.

Ma sappiate che i bordelli sono esistiti fin dall’inizio della storia, in ogni più antica civiltà, con qualsiasi religione,  dappertutto. Ci sono moltissimi dati che lo attestano, dai documenti scritti, ai dipinti sui muri, alle decorazioni sul vasellame, alle sculture, alle architetture. La storia della prostituzione e dei postriboli  si estende a tutte le culture, sia antiche che moderne.

La prima notizia registrata di prostituzione  come una vera e propria professione  appare in alcuni documenti sumeri datati all’incirca 2.400 anni a.C. Descrivono un tempio-bordello gestito dai sacerdoti sumeri nella città di Uruk. Nelle fonti pervenuteci da Erodoto e Tucidide vi sono varie notizie di prostituzione sacra. In tutto il vicino Oriente, in Mesopotamia lungo il Tigri e l’Eufrate vi erano molti santuari e templi dove la prostituzione sacra era una pratica comune : lo documenta anche lo storico Erodoto nelle sue Storie. La prostituzione sacra  è notoriamente esistita anche nell’antica Grecia, e nell’antica Roma, oltre che in India, in Cina e in Giappone.  La prostituzione sacra era comune anche nell’antico Israele  e tra i Fenici, grandi navigatori. Sotto l’influenza dei Fenici si è sviluppata in molti porti del mar Mediterraneo, come Erice in Sicilia,  Crotone, fino a giungere all’Asia Minore,  e anche tra gli Etruschi. Secondo quanto riportato da Strabone, storico greco attorno al 40 a.C. , esisteva sia a Cipro che a Corinto, un tipo particolare di prostituzione religiosa che veniva praticata all’interno dei templi.   In Grecia il fenomeno della prostituzione sacrale sembra comprovata anche dal vecchio Pindaro , attorno al 500 a.C., a proposito del tempio di Afrodite a Corinto. Raccontano vecchi storici che a Cartagine ragazze si prostituivano nel tempio di Tanit per farsi la dote.

 L’Istituzione dei primi bordelli pubblici, staccati dall’aspetto religioso,  in Grecia viene fatta risalire al legislatore ateniese Solone, uno dei sette savi dell’antichità, attorno al 550 a.C. , per una precisa funzione sociale di democratizzazione dei piaceri del sesso. Ad Atene esistevano anche bordelli dedicati alla prostituzione maschile in cui lavoravano giovani ridotti in schiavitù, soprattutto nei quartieri del porto del Pireo. Ne scrivono sia Socrate che Platone. Accanto a questi bordelli pubblici ve n’erano anche di privati, con donne schiave ma di classe più elevata di quelle pubbliche : ballavano, cantavano suonavano. Precise notizie su di loro sono riportate nei  Dialoghi delle meretrici di Luciano di Samosata , alla fine del primo secolo d.C.

Etere nell’antica Grecia

In Babilonia la prostituzione sacra era connessa con i templi : Uno di questi è stato messo alla luce dagli scavi di Sippar, una antica città della Mesopotamia, sulla riva orientale dell’Eufrate. Prostituzione religiosa è esistita in Palestina e in Siria. Nel libro di Giosuè viene ricordata questa pratica in alcune città del Libano, di Israele, della Siria e della Giordania.

Nell’antica grande Roma , secondo dati storici, i bordelli erano  chiamati, a seconda del contenuto, con vari nomi : fornices, stabula, lupanaria, postribula. In Grecia e a Roma la prostituzione era praticata quasi esclusivamente da schiave. Esistevano tuttavia casi di cortigiane di elevato livello culturale dette etère . Durante l’antico impero romano, nella sola Roma esistevano più di 500 bordelli, i lupanari. Nella vecchia Roma esisteva  una forma di prostituzione sacra, intesa come una vera e propria istituzione sacerdotale. Protagoniste erano spesso ragazze di buona famiglia, schiave o sacerdotesse del tempio, che  erano chiamate le lupe dal nome della dea Lupa, colei che allattò Romolo e remo. Col tempo il nome di lupe venne trasferito dalle sacerdotesse della dea alle comuni prostitute. Si racconta che le donne usavano fare il verso del lupo per richiamare i passanti. Di qui il nome di lupanare riferito ai luoghi di piacere. Sulla prostituzione romana e sui postriboli si hanno molte notizie, non solo nei testi , ma anche nei mosaici dei pavimenti,  nei dipinti murari e nelle figure dei vasi portati alla luce da scavi archeologici.

A Pompei per esempio sono stati individuati due lupanari, tra l’altro ben illustrati da interessanti dipinti sulle pareti. Del resto nelle città romane, bagni termali e taverne erano luoghi di prostituzione, come le numerose osterie con alloggio disseminate lungo le grandi vie di  comunicazione  attraverso l’Italia. Le meretrici pagavano al fisco una tassa particolare, e avevano l’obbligo di farsi iscrivere in uno speciale registro. Il tutto è ben descritto in testi storici.

A Roma diverse zone preposte al meretricio erano veri e propri quartieri a luci rosse. Molti lupanari erano nella zona del Celio vicino alle caserme dei militari in servizio. I cataloghi regionali del IV secolo indicano un raggruppamento di ben 45 lupanari nella zona del Celio.

L’alta frequentazione nella vecchia Roma avveniva non solo per i costi bassi, ma anche perchè nella cultura romana antica il frequentare un bordello non era disdicevole. All’entrata del lupanare si potevano acquistare dei preservativi, allora ottenuti dagli intestini di pecora. Il profilattico faceva parte della dotazione di base del soldato romano, che dopo l’uso lo lavava per essere riutilizzato. I postriboli erano ben riconoscibili dalle lanterne accese sull’entrata e dalle sculture dell’organo maschile scolpito sulle pietre davanti.

I bordelli pubblici nell’antica Roma erano soprattutto popolari : descritti come sporchi, maleodoranti, poco ventilati dal fumo delle lampade. Le decorazioni murali erano in sintonia con l’attività erotica. Sopra la porta di ogni cubicolo si trovava una targa, tibulus, indicante il nome e il prezzo. Il rovescio del tibulus  portava la parola occupata e veniva girato durante il tempo del servizio. Alcuni bordelli di lusso disponevano di parrucchieri per donna, un tavolinetto con bicchiere e boccale di vino e le stanze odoravano di profumi e resine.

Lupanari  nell’antica Pompei

Intorno al I secolo d.C., come conseguenza del divieto di introdurre nel postribolo monete con l’effige imperiale, furono battute apposite monete che presero il nome di sprintia, con le quali era possibile pagare la prestazione. Su di un lato c’era la rappresentazione  di scene delle 15 diverse forme di rapporto sessuale. I concetti di omosessualità, eterosessualità, bisessualità non esistevano: per la società romana il sesso era sesso. La verginità maschile era qualcosa di inaccettabile. Uomini e donne usavano gli schiavi come fossero strumenti sessuali. Le taverne offrivano i servizi sessuali delle proprie cameriere. La pornografia era considerata di buon gusto : non è raro che gli scavi rivelino mosaici od oggetti con disegni sessuali nelle ville dei ricchi romani. A Roma si credeva che il sesso fosse un dono di Venere, la dea dell’amore. La pedofilia era socialmente accettata: avere relazioni sessuali con minori  non era ragione di scandalo.

Nel Medioevo, gli eserciti erano accompagnati da vaste schiere di donne disponibili.  Ogni riunione numerosa, come fiere e mercati , vedevano accorrere folle di meretrici e si sa che in occasione del Concilio di Costanza  più di 1500 prostitute invasero la città. Nel 1470 a Napoli fu fondata una speciale corte o gabella delle meretrici in cui sedeva il padrone o affittatore dei diritti, che pagava un canone allo stato. La prima legge in materia fu promulgata  nel 1432 nel Regno delle Due Sicilie. I bordelli erano comunque molto diffusi anche a Venezia, considerata per secoli una delle città più licenziose al mondo, tanto che ancor oggi sopravvive nei pressi di Campo San Barnaba il sottoportego del Casin dei Nobili.

 La prostituzione venne  tollerata e regolamentata ovunque persino nello Stato Pontificio. Cavour introdusse nello Stato di Sardegna il meretricio di Stato lungo il percorso delle truppe napoleoniche nella Seconda Guerra di Indipendenza, sul modello di quanto già esisteva in Francia. La legge fu poi estesa dopo l’Unità in tutta Italia. In essa lo Stato fissava i prezzi e le modalità a seconda della categoria e in base al mutato costo della vita.

Postriboli nel Medioevo

Nella Roma papalina il censimento del 1526 registrava 4.900 prostitute ufficiali  su una popolazione di circa 50.000 abitanti.  A Milano si hanno notizie di bordelli alla fine del XIV secolo, quando Gian Galeazzo Visconti impose alle prostitute  di stare in tre case , situate nel Castelletto, nella attuale Piazza Beccaria.

Il bordello è sempre entrato prepotentemente nell’arte, nelle sue diverse forme. Nell’arte figurativa sono note le opere di diversi autori famosi : Vincent Van Gogh dipinse il bordello di Arles , Edgar Degas illustra proprio il racconto di Maupassant, Toulouse-Lotrec dedica tutta una serie di tele alle ragazze di vita, Pablo Picasso mostra in Demoiselles d’ Avignon delle prostitute all’interno di un bordello. Per quanto riguarda la letteratura, nel XIV secolo l’autore cinese Lanling Xiaoxiao Sheng scrive il famoso romanzo erotico Chin P’ing Mei,  e nell’800 lo scrittore francese Guy de Maupassant narra in modo dettagliato la realtà delle case di tolleranza nel suo racconto La casa Telli.

Il termine bordello appare in volgare italiano la prima volta con Brunetto Latini alla fine del Duecento nel suo Novellino e poco dopo anche Dante nel Purgatorio lo utilizza in senso figurato.

Dall’altra parte del mondo, Gli Atzechi chiamavano Cihuacalli gli edifici controllati dallo stato, in cui la prostituzione era consentita dalle autorità politico-religiose. Il termine significa, nella lingua nahuati, Casa delle Donne. I resti di architetture visibili oggi indicano un luogo chiuso composto da varie camere, disposte attorno ad un patio centrale, con al centro la statua di Tlazolteotl, la dea della sessualità. Il poeta Tlaltecatzin di Tenochtitlan, Atzeco figlio di Montezuma, del XIV secolo, descrive una speciale danza erotica di fronte ai maschi, che queste donne allegre eseguivano all’esterno di queste case.

 

 

Pitture di scene di case di piacere

Case di appuntamento in Europa non sono mai mancate, ma forse le più famose sono quelle francesi dell’800, complici i vari letterati e pittori che ne hanno cantato e dipinto protagoniste e clienti.  Nomi illustri  ne hanno narrato e frequentato : Zola, Balzac, Maupassant, Dostoevskij, Tolstoj,  Picasso, Van Gogh, Dumas figlio. La leggenda vuole che alla morte di  Victor Hugo le ragazze dei bordelli abbiano lavorato gratis tutta la notte  per l’amore verso il grandissimo scrittore.

Nella seconda metà del ‘900  emerge e comincia piano piano il turismo sessuale, come uno degli aspetti più controversi del turismo occidentale a seguito della sempre maggiore globalizzazione, tipicamente intrapreso a livello internazionale da turisti provenienti dai paesi ricchi del mondo.

 

Turismo erotico

 E pare che la domanda sia in aumento, il mercato tira e subito sono sorte agenzie di viaggio specializzate con tanto di offerte ben documentate. In rete sono presenti numerose Agenzie che offrono  viaggi per adulti,  viaggi trasgressivi,  viaggi naturisti , viaggi di scambisti. Queste agenzie organizzano viaggi e incontri, con il rispetto di tutte le normative vigenti nel paese della vacanza erotica. E gli adulti che ricorrono a queste speciali e scottanti vacanze sono sia uomini che donne.

Sia ben chiaro, tutte le informazioni e le descrizioni sui bordelli che avete letto nelle pagine precedenti derivano dalla consultazione   di documenti in rete e di dati su libri, giornali e altro , che tutti possono esaminare . La grande diffusione dei postriboli in tutte le epoche e il gran numero di persone coinvolte sono impressionanti, ma ritengo siano vicine alla realtà. L’uomo è godereccio e Madre Natura gli ha dato una mano, donandoli gli stimoli necessari. Certamente sono dati approssimativi, alcuni sparati, ma danno chiaramente le dimensioni enormi dell’usanza della prostituzione organizzata.

A questo punto è il caso che terminiamo tutta questa lunga storia sui bordelli, che certamente vi avrà annoiato.  Si potrebbe continuare all’infinito, tante sono le informazioni a disposizione : gli studi, i libri, le foto ,  i dipinti, i testi di storia, i racconti.  Ma ci sarebbe ancora poco di nuovo da raccontare.

Alla fine cosa si può dire sui postriboli ? Sono sempre esistiti, esistono tuttora e continueranno ad esistere, sotto varie forme, sotto vari nomi, e con modalità operative diverse, anche da paese a paese. Quando un prodotto viene richiesto, il prodotto viene proposto. Se la domanda aumenta, aumenta anche la disponibilità. Come i telefonini, la pasta, i jeans, le scarpe da ginnastica. E non ci sono santi che tengano : gli stati si adeguano , sia per controllare la prostituzione e le malattie e sia anche per guadagnare. E anche le religioni chiudono un occhio, talora anche due

Paradisi a luci rosse

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