Antonio Dal Prà geologo maggio 2024
Scarica il PDF: 69 – Madre Natura e gli scherzi sul clima
Madre Natura è capricciosa, dispettosa e bizzarra . Fa quello che vuole. Decide sul caldo e il freddo, sulle siccità e sulle alluvioni. Gioca e scherza sul clima della terra. Ora si è intestardita a scombinarci le consuete nostre abitudini meteo. E’ molto difficile capire cosa sta succedendo, ci sono molti dubbi e sospetti e anche litigi e contrasti a non finire. Troppi fenomeni in gioco , numerosi, diversi, che coinvolgono varie discipline scientifiche!!! I processi appaiono complessi e alcuni non ancora ben conosciuti.
Mettere il naso dentro le discussioni e le controversie sul cambiamento climatico che stiamo subendo è azzardato e pericoloso. Sarebbe molto meglio starsene tranquilli, e ascoltare cosa dicono gli esperti. Anche perché io non sono del mestiere. Di quello che succede sopra la superficie terrestre io non so quasi niente. Le mie conoscenze riguardano solo quello che abbiamo sotto i piedi : il sottosuolo. Ma se ne sentono di tutti i colori , con opinioni molto diverse, contrastanti, supportate da numeri, diagrammi, modelli matematici, e tutti ne parlano e straparlano. Una grande confusione. Non sai a chi credere. E poi i tuttologi imperversano, dicono di sapere di tutto su tutto. Ma anche insigni e blasonati professori ed esperti sono in contrasto tra di loro , un battibecco talora aspro.
Tuttavia alcune evidenze sono innegabili. E adesso vi dico la mia, naturalmente da povero profano.
Se si usa un po’ di buon senso si capisce che attorno a noi sono in atto cambiamenti climatici seri : eventi meteorologi estremi, sempre più intensi e più frequenti, e grandi mutamenti ambientali naturali. Pare sia innegabile che il clima sta cambiando e tutto sembra partire da un aumento medio della temperatura dell’atmosfera in atto da alcune decina di anni, riscontrato dagli studiosi . Gli effetti di questo aumento sono agli occhi di tutti : lo scioglimento continuo delle calotte glaciali dell’Antartide a sud e della Groenlandia a nord, il ritiro dei ghiacciai delle catene montuose, e il progressivo aumento del livello medio dei mari in tutti i paesi del mondo,
Gli studiosi , con l’elaborazione di un gran numero di dati, sostengono che la temperatura media dell’aria a livello mondiale è aumentata di circa 1.0 C nell’arco degli ultimi 150 anni, dall’inizio dell’era industriale. In altre parole è in atto un surriscaldamento atmosferico globale, su tutto il pianeta Terra, che sarebbe alla base di un importante cambiamento climatico, con tutti i suoi rilevanti effetti collaterali : oltre allo scioglimento delle calotte glaciali e all’innalzamento del livello marino, anche delle bizzarrie del clima e dei fenomeni estremi legati al ciclo dell’acqua (alluvioni, cicloni, siccità, desertificazioni, frane, “bombe d’acqua”).
E la temperatura continua ad aumentare : di 0.2° C per decennio, dicono gli esperti. Per il 2030 la crescita potrebbe raggiungere 1.5° C. Con conseguenze disastrose.
Occorre dire che nella lunga storia della Terra i mutamenti di temperatura della atmosfera sono stati numerosi, molto rilevanti e talora con effetti micidiali e devastanti. Anche in tempi relativamente recenti. Basta ricordare il periodo delle grandi glaciazioni, che hanno portato i ghiacciai ad affacciarsi sulle nostre pianure. L’ultima ha abbandonato le nostre vallate alpine non più tardi di 12.000 anni fa. Ma allora gli uomini erano molto pochi, quattro gatti, e non ci facevano molto caso. Quando faceva freddo si spostavano verso territori caldi e viceversa. Ora invece siamo circa 8 miliardi sulla terra e siamo stanziali, strettamente attaccati alle nostre comode strutture e i cambiamenti del clima ci danno fastidio, preoccupazione e cominciano a procurarci seri danni.
Lo scioglimento delle calotte glaciali è monitorato attentamente da vari gruppi di specialisti, tramite misurazioni sui luoghi e soprattutto attraverso le risprese sistematiche dei satelliti, che consentono di stimare l’estensione e i volumi delle masse di ghiaccio. L’IMBI ( Ice Sheet Mass Balance ), un team internazionale di scienziati, pubblica periodicamente valutazioni sulle perdite di ghiaccio delle calotte. La valutazione del 2021, redatta da 68 scienziati polari provenienti da 41 organizzazioni internazionali, utilizzando misurazioni di 50 missioni satellitari sull’Antartide e sulla Groelandia effettuati tra il 1992 e il 2020 indica che le calotte polari della terra , in quel periodo, hanno perso 7.560 miliardi di tonnellate di ghiaccio, l’equivalente di un cubo di 20 km di lato. Il 2019 è stato l’anno del record di scioglimento, pari a 612 miliardi di tonn : 444 miliardi nella Groenlandia e 168 nell’Antartide.
Al 2022
Il fenomeno della progressiva diminuzione delle masse delle calotte e il ritiro dei ghiacciai sulle montagne non sarebbe un gran danno se tutto finisse lì. Il problema sorge nel fatto che le acque prodotte dallo scioglimento contribuiscono in modo significativo a sollevare la superficie dei livelli marini di tutto il mondo, con pericoli e danni alle numerose città marine e ai territori costieri.
Gli studioso sostengono, con dati alla mano, che dal 1992 lo scioglimento delle calotte ha causato un aumento di 21 mm del livello globale del mare, dei quali 13,5 mm dovuti alla Groenlandia e 7,4 mm all’Antartide.
Come vi ho detto, gli scienziati osservano continuamente l’andamento complessivo degli scioglimenti mediante l’utilizzo dei satelliti. Analizzando le osservazioni satellitari sia sulle calotte glaciali e sia sulle grandi catene montuose tra il 1994 e il 2017, un recente studio ha calcolato la perdita di ghiaccio subita durante questo periodo : il risultato è una perdita complessiva di 28 trilioni di tonnellate. Lo studio sostiene che lo scioglimento dei ghiacci può causare un aumento drammatico del livello dei mari, che alla fine del secolo potrebbe raggiungere l’altezza di un metro.
Occorre precisare che lo scioglimento dei ghiacci delle calotte polari non è il fattore pricipale dell’innalzamento globale del livello marino : gli studiosi indicano come causa principale l’espansione termica dell’acqua degli oceani a causa del surriscaldamento dell’aria , che ha contribuito tra il 1993 e il 2018 per il 42% all’innalzamento del livello marino. Il contributo delle calotte nello stesso periodo è stato stimato nel 23% ( 8% all’Antartide e 13% alla Groenlandia ). L’acqua , come tutti i fluidi, con il riscaldamento aumenta di volume : da 0 a 100° l’aumento è del 4,5%. Poca cosa se l’aumento termico dell’aria è stato finora di circa 1 grado, ma se si considera le grandissime dimensioni delle masse oceaniche, il contributo al sollevamento dei livelli marini diventa significativo.
Le ricerche e gli studi svolti dagli specialisti indicano che tra il 1901 e il 2018 il livello medio globale del mare è aumentato da 15 a 25 cm, circa 0.1-0.2 mm/anno all’inizio del periodo , ma dal 2010 sta aumentando di 3,7 mm/anno. All’inizio degli anni ’90 lo scioglimento delle calotte rappresentava solo il 5,6% dell’inalzamento del livello del mare, ma da allora lo scioglimento è aumentato di 5 volte ed ora è responsabile del 25,6% dell’innalzamento globale del mare. Attualmente il livello marino su scala globale si innalza di circa 3 mm/anno.
Poiché l’innalzamento del livello dei mari è in ritardo rispetto all’aumento della temperatura dell’aria, l’innalzamento continuerà ad accelerare in risposta al riscaldamento in corso. Questo processo esporrà decine di milioni di persone al rischio di inondazioni, colpendo grandi e popolatissime città come Osaka, Rio de Janeiro, Shangai, New York, Manila, Karachi, e tante altre.
Il continente maggiormente in pericolo è l’Asia, in particolare il Bangladesh, la Cina, l’India ,l’Indonesia, il Giappone e il Vietnam.
In molte parti del mondo la situazione è aggravata dalla subsidenza, naturale o artificiale, i cui effetti si sommano all’aumento del livello del mare : da una parte il suolo si abbassa per subsidenza e dall’altra il livello marino di innalza per l’aumento della temperatura.
La crescita dei livelli del mare provoca anche l’aumento delle mareggiate , delle erosioni delle coste, delle alte maree pericolose.
Da noi purtroppo abbiamo un ben noto esempio nei litorali veneziani, dove i due processi si sommano. Il livello del medio mare è aumentato di ben 32 cm dal secolo scorso, come sono aumentati velocemente gli estremi di marea. Di questi 32 cm, circa la metà è attribuito alla subisidenza del suolo. Il Mose, le famose dighe mobili alle tre bocche di porto, hanno creato valide difese contro le acque alte, ma hanno determinato altri problemi collaterali. Tra l’altro, se il livello marino continuerà a salire, il Mose dovrà entrare in funzione con frequenze elevate creando problemi di vario genere. E a lungo andare potebbe non essere sufficiente per salvare Venezia.
A Trieste , dove non c’è subsidenza del suolo, dalla fine del ‘800 il livello marino si è sollevato di circa 16 cm.
Variazioni livello medio mare a Trieste in cm
L’innalzamento del livello del mare non è uniforme in tutto il mondo. Alcune grandi masse terrestri si stannno muovendo verso il basso o verso l’alto, per processi geologici. Per questa ragione l’innalzamento locale del livello marino può essere superiore o inferiore alla media globale. Inoltre gli oceani si surriscaldano e si sollevano in modo diverso : l’Atlantico si sta riscaldando a un ritmo più veloce del Pacifico, con effetti peggiori per i paesi europei. In molti casi il fenomeno della subsidenza, naturale o artificiale, aggrava pericolosamente la situazione : nel delta del Reno-Mosa-Schelda ( Paesi bassi) il suolo si è abbassato di 3-4 m, nelle aree urbane del Delta del Mississipi ( New Orlins) di oltre 3 m , di oltre 9 m nel Delta del fiume Sacramento-San Joaquin in California.
Attualmente il Mediterraneo fa registrare un aumento medio di 3,6 mm ogni 10 anni.
Gli studiosi del clima, prevedendo che il livello marino continuerà a crescere per decenni, prospettano l’opportunità di cominciare ad arretrare sulla terra ferma le strutture di primaria importanza per le attività dell’uomo : strade e ferrovie costiere, centri di produzione , acquedotti, aeroporti, porti e altro. Tutti interventi difficili e costosi da farsi, ma dicono necessari.
L’organizzazione no profit americana Climate Central ha studiato il problema delle regioni costiere del pianeta, su 135 Paesi : sostiene che 150 milioni di persone sono a rischio di rimanere in permanenza sott’acqua entro il 2050. E 190 milioni entro la fine del secolo. Ha confermato che dal 1880 il livello medio marino è aumentato di circa 23 cm, con una velocità di 3.2 mm/anno. Ribadisce inoltre che entro il 2100 il livello degli oceani si alzerà di 1 m e centinaia di grandi città costiere in tutto il mondo potrebbero trovarsi in estrema difficoltà : Singapore, Houston, Città del Capo, Glasgow, Haong Kong, Tunisi, Venezia, Dacca, Sydney.
Ma non è finita qui. L’aumento della temperatura atmosferica provoca purtroppo altri guai. Con le sue caldane in atto da molte decine di anni Madre Natura ha messo il naso anche nel ciclo idrologico del nostro pianeta, turbando il bilancio globale dell’acqua. Infatti l’aumento della temperatura dell’aria provoca un aumento degli afflussi meteo sulla terra : piove e nevica di più del solito. Infatti l’aumento termico dell’aria determina una rilevante crescita della evaporazione dell’acqua da oceani e mari, spingendo grandi e inusitate quantità di vapore in atmosfera. Poiché le nuvole non scappano nello spazio , prima o dopo ritornano sulla terra sotto forma di pioggia e neve e altro, con quantità e intensità maggiori di quanto avveniva in passato. Insomma, piove di più e nevica di più, per l’aumento dell’evaporazione dalla terra. E il ciclo dell’acqua gira sempre più veloce : evaporazione, nuvole in atmosfera, pioggia e neve, e ancora evaporazione….Madre Natura si diverte a pedalare , pedalare senza stancarsi. Il male è che Madre Natura non restistuisce l’acqua in modo uniforme o secondo le distribuzioni precedenti a questo cambiamento del clima, ma scherza e fa dispetti : in certi casi concentra le piogge in aree relativamente ristrette e con intensità inaudita, mentre in altre si diverte a tenerle siccitose. Da una parte le famose “bombe d’acqua” e dall’altra periodi di siccità prolungati. Purtroppo i territori non sono abituati a questi eccessi, e allora succedono da una parte innondazioni, frane, erosioni, e dall’altra desertificazione, aridità del suolo e mancanza d’acqua soprattutto per le coltivazioni.
Con l’aumento dell’evaporazione c’è maggiore disponibilità di vapore in atmosfera che poi si trasforma in eventi estremi di precipitazione, durante i quali le grandi masse di di acqua evaporata ritornano sulla terra in modo improvviso e violento, su zone inadatte a sopportare tale pressione naturale. La desertificazione è uno dei risultati più immediati del riscaldamento globale : poche specie vegetali resistono alle alte temperature e all’assenza delle precipitazioni, che lasciano il suolo arido e impossibile da coltivare.
Il cambiamento climatico ha effetti devastanti non solo sull’uomo e le sue attività, ma anche sugli animali. Soprattutto sui mammiferi ibernanti. Questi sono costretti ad andare in letargo più in là nel tempo alterando il loro ciclo biologico, e soprattutto influenzando la natalità e la mortalità dell’intera popolazione. Tra gli animali più colpiti ci sono anche gli anfibi, particolarmente sensibili ai cambiamenti ambientali.
La maggiore temperatura e l’acidificazione delle acque degli oceani portano alla perdita di habitat e di specie marine, e mutamenti delle correnti, cambiando la distribuzione delle specie, alterando la struttura degli ecosistemi. Il cambiamento climatico rischia di compromettere cicli naturali antichissimi e fondamentali, come le fioriture, le migrazioni degli uccelli e dei mammiferi erbivori dell’Africa Orientale che seguono le piogge ( Serengeti e Mara). La biodiversità è a rischio in tutto il pianeta. La perdita di biodiversità non è solo un drammatico impoverimento di specie animali e vegetali : gli ecosistemi forniscono all’uomo cibo, medicine, acque potabili e altre risorse vitali.
Diverse specie di animali e piante per sfuggire al riscaldamento del pianeta stanno spostando i loro luoghi di distribuzione verso maggiori latitudini e altitudini. Succede per 84% delle specie che vivono in ambienti aridi, come testimoniano alcuni studi. La minor estensione dei ghiacciai e dei periodi di innevamento su tutto il pianeta sta minacciando molte specie alpine sulle montagne di tutto il mondo. Gli scienziati di bilogia sostengono che in queste aree della cosidetta criosfera, territori coperti da ghiaccio o neve, vivono 67 mammiferi terrestri, 35 marini, 21.000 altre specie di animali, piante e funghi : dal leopardo delle nevi del Tibet al pinguino di Adelia in Antartide, dall’orso polare artico all’avicola delle nevi, dal krill antartico ( fondamentale anello della catena alimentare) ai trichechi , a specie vegetali simbolo della montagna come le stelle alpine e l’abete bianco. Emblematico il caso delle balene Beluga: la maggiore temperatura dell’oceano artico ha aperto le porte alle orche che arrivano a frotte , esponendo queste balene agli attacchi predatori. Uno studio svolto recentemente su 9 orsi polari, ha verificato che il 45% dei cuccioli seguiti sono morti.
- Il Punteruolo Rosso ( palme )
- Il Bostrico ( abeti prealpi )
Abeti rinsecchiti dal Bostrico ( Trentino )
L’aumento della temperatura favorisce la diffusione delle zanzare portatrici di malattie, delle meduse nei mari , dei parassiti degli alberi : i coleotteri che distruggono i pini del nord America, il Punteruolo Rosso responsabile della moria delle palme in Italia, il Bostrico che fa rinsecchire e morire gli abeti delle prealpi, la Vespa Cinese che è causa di malattia per i castagni, la Formica di Fuoco che causa micidiali impatti sulla biodiversità, le Zecche che trasmettono malattie ad animali e uomini.
Gli studiosi hanno verificato che nei mari il riscaldamento e l’acidificazione sono responsabili della perdita del 50% dei coralli della barriera. Dall’inizio dell’era industriale l’acidità degli oceani è aumentata del 26 % con conseguenze su molti organismi, in particolare su quelli a guscio calcareo ( coralli, molluschi e altri invertebrati). Dicono che si rischia di perdere le barriere entro il 2050. Le barriere coralline, assieme alle foreste tropicali, sono gli ambienti più ricchi di biodiversità del pianeta.
Cetacei spiaggiati Meduse spiaggiate
Il quadro che emerge da tutta questa brutta storia non è certo tranquillizzante, anzi risulta molto preoccupante per tanti aspetti. Per affrontare i pericoli che porta questo cambiamento climatico si dovra tentare di eliminare o ridurre innanzitutto le cause che hanno provocato questo rapido mutamento , nel più breve tempo possibile. Dall’altra parte è necessario contrastare le conseguenze dannose e talora devastanti del cambiamento del clima con interventi di mitigazione e adattamento che riducano il rischio dei disastri e che tutelino la biodiversità, per salvaguardare la natura e proteggere le persone.
Migrazione erbivori Serengeti Mara
Migrazione degli erbivori nel Serengeti Mara
Ma quali sono le cause di questo sconquasso climatico provocato dall’aumento della temperatura, che sta causando gravi danni all’uomo, agli animali, alla vegetazione e all’ambiente ? La massima parte degli studiosi del clima da molto tempo hanno puntato il dito verso un’unica direzione : l’effetto serra antropico. Con la rivoluzione industriale, sostengono, l’uomo ha improvvisamente rovesciato in atmosfera milioni di tonnellate di anidride carbonica, il noto gas-serra CO2, portando la quantità di CO2 nell’aria al doppio rispetto ai minimi degli ultimo 700 mila anni : 410-415 parti per milione rispetto a 200-180 parti per milione. Da oltre 15 anni i dati prodotti da migliaia di studiosi in tutto il mondo, analizzati ed elaborati dall’ IPCC ( Intergovernmental Panel on Climate Change ) concordano nel dichiarare che il Global Warming deriva dall’effetto serra antropico, provocato dall’attività dell’uomo. Già nel XIX secolo il Premio Nobel Svante Arrhenius aveva dimostrato il collegamento tra i livelli di anidride carbonica e la temperatura dell’atmosfera, confermato negli anni ’60 del secolo scorso dallo scienziato statunitense David Keelig.
L’eccesso di CO2 aumenta l’effetto serra naturale, che regola il riscaldamento terrestre, ostacolando la dispersione nello spazio del calore di irradiazione della terra , ottenuto dai raggi solari. E la terra si mantiene calda, più calda del normale, come in una serra per i fiori. Dicono questi studiosi che le attività umane influenzano sempre di più il clima e la temperatura della terra , bruciando combustibili fossili, ma anche incendiando le foreste pluviali, realizzando i grandi allevamenti animali. A provocare i danni maggiori, sostengono, è il consumo di carbone, petrolio e gas metano, che rappresentano la maggior parte delle emissioni di gas serra. Secondo il Global Energy Perspective , nel 2019 l’uso dei combustibili fossili erano responsabili dell’83% delle emissioni totali di CO2 e la sola produzione di elettricità attraverso il carbone incideva per il 36%. E’ stato stimato che l’attuale tendenza delle emissioni di CO2 dovute alla conbustione del carbone è responsabile di circa 1/3 dell’aumento di 1 grado C delle temperature medie annuali al di sopra dei livelli preindustriali, rendendola la principale fonte di emissione della storia umana. In assoluto il petrolio è la seconda fonte di emissione, avendo prodotto nel 2019 ben 12,54 miliardi di tonnellate di CO2 ( l’86% del totale del carbone di 14,550 miliardi di tonnellate) . Occorre tenere in evidenza che l’uso dei combustibili fossili è la base fondamentale delle attuali economie : serve per i motori a scoppio delle navi, aerei, auto, per le fabbriche, per il riscaldamento e la refrigerazione, per produrre energia elettrica ad uso industriale, domestico, per i trasporti e illuminazione delle città. Insomma si va avanti bruciando carbone e consumando quantità enormi di petrolio e gas, presenti in natura in grande abbondanza e a buon mercato.
Evidentemente se queste sono le cause dell’aumento della temperatura dell’atmosfera, la strada da percorrere per salvare la terra e i suoi poveri abitanti è l’interruzione dell’uso dei combustibili fossili : si chiama decarbonizzazione , che dicono si debba raggiungere con la strombazzata transizione energetica. In altre parole dicono che occorre rimpiazzare in tutti i settori ( dalle abitazioni ,ai trasporti, alle industrie e a molte altre cose…) le tecnologie basate sul carbone e sugli idrocarburi con quelle che utilizzano l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili , ottenendo non solo l’abbattimento delle emissioni di gas serra, ma anche dell’inquinamento atmosferico.
Una parola. Facile a dirsi. Forse si dimentica che il problema ha dimensioni globali, dell’intero pianeta. Chi convince la Cina, l’India, la Russia, i numerosi Paesi Arabi, i Paesi poveri africani, il Sud America, gli Stati Uniti, a smettere di pompare petrolio e metano , e a smettere di scavare carbone ! Credo che sia un poco difficile.
E’ difficile credere che comprando auto elettriche dalla Cina , avvolgendo le nostre case con pannelli solari, seminando il territorio con pale eoliche, coibentando le nostre case e altro, sostituendo i motori a scoppio con batterie elettriche , la situazione possa cambiare. Non credo che gli sceicchi del Qatar, dell’Arabia, degli Emirati siano disposti a chiudere i pozzi. Voi che ne dite?
Temo che questa transizione energetica che i governanti tentano di imporre in mille modi non avrà molto successo. Troppo grande il problema, troppo avidi gli uomini, troppe guerre in giro per il mondo, troppi interessi dei vari Paesi……
Credo invece, ma la mia incompetenza è enorme, che converrebbe rivolgere molta più attenzione a contrastare gli effetti del cambiamento climatico, che sono ormai abbastanza noti e condivisi : il sollevamento del livello marino che mette a rischio città, coste, porti; l’aumento medio della temperatura dell’aria che ha effetti sugli animali e sulle colture; gli eventi climatici estremi che portano ad alluvioni e frane; la necessità di disporre di accumuli d’acqua potabile e per irrigare nei casi di siccità; la necessità di avere più energia pulita per refrigerare e riscaldare.
E poi naturalmente , come al solito, ci sono anche quelli, ben agguerriti e vocianti, che non credono a questa storia dell’effetto serra. In realtà sono molto pochi. Sostengono, dati alla mano, che la CO2 non c’entra niente. Sostengono che l’aumento della temperatura atmosferica dipende dai capricci del sole, che è il nostro padrone supremo. Noi apparteniamo al sistema solare e la vita della terra , come quella degli altri pianeti, è regolata dal sole. Il sole ci riscalda, ci dà il giorno e la notte, le stagioni, ed è bizzarro. Tra questi assertori ci sono anche insigni scienziati ai quali è meglio dare ascolto e valutare. Riportano dati numerici, modelli matematici, diagrammi e ipotesi. Prospettano che durante la storia della terra questi fenomeni si sono ripetuti varie volte e con dimensioni ben maggiori. E a quei tempi l’effetto serra antropico non esisteva. Allora non esistevano neppure gli uomini. E invece ora ci siamo e stiamo subendo gli effetti negativi del cambiamento climatico.
E, guarda caso, ci sono anche quelli che stanno un po’ qua e un po’ là, su una via di mezzo : il sole c’entra e come, ma l’uomo sta dando una mano massiccia inquinando l’atmosfera.
Insomma, c’è un po’ di confusione, ma direi che la massima parte degli scienziati propende, anzi è certa, che la causa dell’aumento di temperatura dell’aria e quindi dei cambiamenti climatici che stiamo subendo sia dovuto all’aumento dell’effetto serra dell’atmosfera causato dall’uomo.
Nella lettura del diagramma sottostante, dove sono riportati i valori della temperatura media dell’aria e della concentrazione della CO2 in atmosfera durante tutta la storia della terra nelle varie ere geologiche, occorre considerare che l’uomo, la specie alla quale apparteniamo noi, è comparso sulla terra, nell’era quaternaria, alla fine del diagramma, circa 150.000 anni fa e che l’ultima glaciazione è terminata poco più di 10.000 anni fa.
Alla fine di questo lungo elenco dei possibili eventi disastrosi dovuti all’aumento della temperatura della nostra atmosfera, e dei rimedi che dovremmo assumere per contrastare le cause di questo cambiamento climatico, considerando l’enorme difficoltà di realizzare in tempi brevi gli interventi necessari a livello mondiale e le dispute ancora in atto tra gli studiosi, non mi rimane che una considerazione , desolante e nello stesso tempo un po’ burlona : speriamo che Madre Natura, nella sua infinita bontà e comprensione , dimentichi tutte le gravi offese che l’uomo le ha sparato contro, e allontani le sue caldane malefiche e micidiali , ridandoci amorevolmente il delizioso clima che avevamo qualche decina di anni fa. A Madre Natura dobbiamo chiedere perdono e misericordia. Tutti : intendo tutti i paesi industrializzati del pianeta.
Fate attenzione però. Ripeto che io non sono proprio del mestiere . Posso aver sbagliato tutto. Stiamo a vedere. Se avete pazienza…….
Madre Natura































